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Fino al 21 maggio 2019

ARCADIA

“Storie di Trionfi a Corte”

Personale di Roberto Di Costanzo

SpazioCima, ArtGallery nel cuore del quartiere Coppedè

Inaugura martedì 7 maggio, dalle ore 18,30 “ARCADIA – Storie di Trionfi a Corte”

La nuova mostra, curata da Roberta Cima, vede protagoniste le opere di Roberto Di Costanzo e la sua personale visione ed interpretazione, attraverso la china, dell’alchimia dei “Trionfi”, meglio conosciuti come gli Arcani Maggiori dei Tarocchi.

Originariamente nati come carte da gioco (se ne parla addirittura nel trattato di Marziano), poi divenuti vero e proprio gioco e passatempo di corte (i mazzi più antichi ancora esistenti sono stati realizzati per la famiglia Visconti), sono stati da sempre considerati delle vere e proprie opere d’arte, alcuni miniate col fondo in foglia d'oro o d'argento e lavori di punzonatura. Artisti rinascimentali famosi vi si sono cimentati, come Bonifacio Bembo, Andrea Mantegna e Sandro Botticelli.

Lo straordinario interesse che si è sviluppato intorno ai tarocchi dall'Ottocento in avanti ha spinto numerosi artisti contemporanei a reinterpretare le misteriose figure. Fra gli italiani si possono ricordare Franco Gentilini, Renato Guttuso, Emanuele Luzzati, Ferenc Pinter e Sergio Toppi. Fra gli artisti non italiani spiccano Salvador Dalí e Niki de Saint Phalle, autrice del fantastico Giardino dei Tarocchi costruito a Garavicchio, presso Capalbio. A Riola, in provincia di Bologna, è stato istituito da tempo un Museo dei tarocchi con un'ampia raccolta di carte.

Ventidue le opere in mostra, tante quanti gli Arcani Maggiori (21 + il cosiddetto Matto), tutte ad inchiostro di china, finemente trattato, con dei meri accenni di colore, riconducibili al grande interesse per la grafica del Di Costanzo, inseriti in accenni paesaggistici che riconducono a grandi maestri del passato (Durer, Leonardo Da Vinci, Michelangelo) da cui l’artista prende sempre spunto.

L’interpretazione dei 22 Trionfi da parte dell’illustratore e maestro Roberto Di Costanzo è invece una visione aulica, un viaggio ideale, segreto, nel mondo degli Arcani Maggiori, rappresentati con un tratto pieno, generoso, un tripudio di chiaroscuri, che evoca antichi fasti, quasi rinascimentali, riconducendoci all’opulenza della vita di Corte.

L’artista lavora, da sempre, ad inchiostro di china, ispirandosi ai grandi maestri incisori, come Durer e Piranesi, utilizzando una pioggia grafica, un segno virtuoso, dallo stesso definito “tellurico”, che, attraverso il dinamismo dei suoi chiaroscuri vuole riportare il grande interesse per il disegno italiano nel mondo, da sempre considerato un’eccellenza artistica.

I personaggi rappresentati nelle 22 opere, sono assolutamente inventati, immaginari. Il Di Costanzo da filologo e storico del costume qual è (avendo studiato con il premio Oscar Piero Tosi), veste i suoi personaggi

in abiti rinascimentali, con una rivisitazione personale di alcuni dettagli (vedi le gorgiere e le ampie maniche, non prettamente dell’epoca).

Questa personale dell’artista rappresenta un connubio tra le sue molteplici visioni ed interpretazioni dell’arte: una visionaria, che si estrinseca nei libri illustrati, una realistica che ritroviamo nei suoi ritratti, nel suo live drawing e una dettata dallo studio, dalla sua ricerca nel campo del costume e dell’architettura, sempre presenti in ogni sua opera.

Un viaggio simbolico, quello del Di Costanzo, che descrive un mondo ideale, che non esiste, per questo Arcadia, che l’artista racconta da sempre attingendo prepotentemente alla realtà, attraverso forme, colori, architetture, per poter portare la poesia nella quotidianità delle persone, attraverso l’arte.

La mostra sarà visitabile a SpazioCima, ArtGallery di Via Ombrone 9, dal 7 maggio al 21 maggio, ad ingresso libero, con i seguenti orari:

dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 19.00

venerdì e sabato dalle 10.00 alle 13.00, solo su appuntamento.

Si ringrazia lo Sponsor Sabelli Distribuzione S.r.l.

Note biografiche di Roberto Di Costanzo:

Illustratore, ritrattista, pittore. Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia in costume, scenografia e arredamento per il cinema con l’aiuto del suo mentore, il Maestro costumista Piero Tosi. Comincia quindi a lavorare come illustratore per numerose case editrici italiane ed estere tra cui Azimut e Editions Nomades. Dopo molte mostre collettive e personali in Italia, presenta le sue opere all’Espace Pierre Cardin su invito dello stesso Pierre Cardin, ed entra in contatto con il pubblico di collezionisti francesi. I suoi lavori vengono poi esposti alla Casa dell’Architettura di Roma, all’Institut Français - Centre Saint-Louis e alla 71esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia durante la quale rende omaggio a Federico Fellini con una serie di illustrazioni a china ispirate ai suoi film. Oggi le opere di Roberto Di Costanzo sono entrate in numerosi salotti privati e i suoi carnet de voyage editi da Editions Nomades sono distribuiti in tutto il mondo nelle sette librerie della Maison Vuitton. Al momento è

insegnante di storia del costume all’Accademia del Lusso di Roma, di disegno dal vero all’Accademia Italiana di Roma e di nudo artistico alla RUFA e continua a esporre le sue opere tra Roma, Milano e Parigi.

“Alchimie Orientali”

Personale di Yuriko Damiani

SpazioCima

SpazioCima, ArtGallery nel cuore del quartiere Coppedè

Inaugura martedì 14 maggio, dalle ore 18,30 “ALCHIMIE ORIENTALI”

La nuova mostra, curata da Roberta Cima, vede protagoniste le opere di Yuriko Damiani e la sua personale interpretazione, attraverso l’arte della decorazione su porcellana, dei “Trionfi”, meglio conosciuti come gli Arcani Maggiori dei Tarocchi.

Attraverso la simbologia orientale l’artista interpreta i simboli dei tarocchi su complementi di arredo e gioielli in porcellana a tema, che hanno reso famose le ventidue celebri “carte”.

La simbologia orientale, tipica giapponese, pervade tutte le opere dell’artista, che attinge ispirazione da figure tipiche del Teatro Kabuki del XVII secolo - come nell’Imperatore, della cultura giapponese, con riferimento alla vita dell’Oiran e della Geisha e della flora giapponese, con l’utilizzo di fiori stilizzati di peonie e boschi di bambù, senza abbandonare i disegni geometrici creati da due o tre tonalità di oro antico in sovrapposizione.

Una tecnica, quella della Damiani, che rappresenta la perfetta fusione nell’arte tra mondo Orientale ed Occidentale, che da sempre caratterizzano anche la sua vita.

L’artista, infatti, utilizza per la decorazione su fine porcellana italiana, polveri, colori e decorazioni provenienti direttamente dal Giappone.

Diverse tonalità di oro antico giapponese, nero e “rosso shinto” (colore utilizzato nei Templi Shintoisti), sono i colori utilizzati per tutte le sue opere, da ultimo impreziosite anche da intarsi di madreperla nipponica.

Un’arte antica, delicata, di alta artigianalità che ha portato l’artista a scegliere di decorare la porcellana con “polvere d’oro antico giapponese”, che ne caratterizza tutta la sua produzione, tanto da definirla unica nel suo genere. Oro antico su fondo bianco o su fondo nero che ritroviamo nelle decorazioni dei preziosi complementi di arredo, tra i quali spiccano vasi e piatti ornamentali e nella minuziose e raffinate creazione di splendidi gioielli, tra i quali spiccano gli originalissimi pendenti.

L'artista utilizza l'oro antico in quanto, risultando più ruvido al tatto, tende a rimanere più caldo, opaco, satinato. L'oro antico è importato direttamente dal Giappone ed è steso in modo che non rifletta la luce, come è sempre stato fatto in antichità, ma in modo che la assorba.

La particolarità dell'oro antico è anche nella sua resistenza, in quanto viene cotto a 780 gradi (come tutti gli altri colori utilizzati dall’artista) e può subire diverse cotture senza danno.

La precisione e meticolosità nella realizzazione delle singole opere, rendono tutti i pezzi assolutamente unici.

“Ogni mia Opera nasconde i risultati di un tempo frammentato in minuziosi passaggi d'Arte in cui ogni dettaglio è unico e lavorato a mano.”, così definisce le sue opere d’arte Yuriko Damiani.

La mostra sarà visitabile a SpazioCima, ArtGallery di Via Ombrone 9, dal 14 maggio al 21 maggio, ad ingresso libero, dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 19.00 e il venerdì e sabato solo su appuntamento.

Si ringrazia lo Sponsor La Staffa Vini.

Note bibliografiche Yuriko Damiani:

Figlia d’arte, nasce a Roma nel 1972 da mamma giapponese, pittrice ed insegnante di decorazione su porcellana, e papà italiano, profondo conoscitore della cultura del Sol Levante. Frequenta la facoltà di architettura dimostrando, però, sempre una propensione per l’arte e il disegno a mano libera che abbandona per molti anni per dedicarsi all’arredamento e fondare la catena di negozi di design DCube. In seguito riprende la sua iniziale passione decidendo di dedicarsi a tempo pieno alla decorazione su porcellana. Fondamentale per il suo percorso la straordinaria esperienza lavorativa in Giappone nello studio dell’Architetto Yoshinobu Ashihara. Durante questa esperienza comprende l’importanza degli equilibri fra “pieni” e “vuoti” tipici dell’arte giapponese. Il primo affaccio nel mondo della porcellana avviene nel 2014 a Milano durante il prestigioso convegno internazionale “XIII Convention Azzurra”, dove riceve una menzione d’onore per l’opera presentata. In seguito perfeziona sempre più la sua tecnica fondendo la cultura italiana a quella giapponese sperimentando molteplici accostamenti di colori e di materiali per arrivare cosí alla tecnica “Oro Antico a rilievo su Oro Brillante”. L’accostamento di temi orientali a quelli occidentali rendono le sue opere senza alcun dubbio identificabili.

Nel 2016 ha pubblicato il libro “Favole di porcellana” edito da Gangemi Editore

2017 – Personale “Favole di Porcellana” – SpazioCima Roma

2017 – “Le mani raccontano storie” – Micro Arti Visive- Roma

2018 – Italia Show 2018 - Castello di San Giorgio Canavese (TO)

2018 – “Gold Affaire” Un ponte indissolubile tra Oriente ed Occidente – SpazioCima Roma

2019 – Italia Show 2019 – Castello di San Giorgio Canavese (TO)

MOSTRA IN CORSO - Prosegue contemporaneamente l'esposizione "ARCADIA – Storie di Trionfi a Corte”, personale dell’artista Roberto di Costanzo, visitabile sino al 21 maggio, ingresso gratuito.

La mostra, organizzata da Roberta Cima propone 22 opere dell'artista, tante quanti gli Arcani Maggiori (21 + il cosiddetto Matto), tutte ad inchiostro di china, finemente trattato, con dei meri accenni di colore, riconducibili al grande interesse per la grafica del Di Costanzo, inseriti in accenni paesaggistici che riconducono a grandi maestri del passato (Durer, Leonardo Da Vinci, Michelangelo) da cui l’artista prende sempre spunto.

Un viaggio simbolico, quello del Di Costanzo, che descrive un mondo ideale, che non esiste, per questo Arcadia, che l’artista racconta da sempre attingendo prepotentemente alla realtà, attraverso forme, colori, architetture, per poter portare la poesia nella quotidianità delle persone, attraverso l’arte.

SpazioCima, ArtGallery di Via Ombrone 9

Fino al 22 maggio 2019

“Hands on Concepts” mostra personale d’Arte di Daniela Bellofiore

Lo Spazio Faro è lieto di presentare “Hands on Concepts”mostra di fotografia volumizzata di Daniela Bellofiore che saràesposta in Via Perugia 24 a Roma, dal 4 al 22 maggio 2019.

Il titolo scelto per l’esposizione parte dall’attenzione che l’artista riserva alle mani, da lei viste come “estensione del pensiero creativo spirituale, in grado di sostituire la parola e dipingere concetti che arrivano fino a noi attraverso gli strati più profondi della coscienza.”

Dall’arte primitiva nelle grotte di Cosquer ai mudra orientali, le mani sono da sempre il primo strumento che l’uomo ha a disposizione per dare forma alla propria coscienza e, attraverso tali elaborati, trascendere la dimensione terrena.

Proprio la riscoperta del potere demiurgico delle mani è alla base delle creazioni di bricolage art di Daniela Bellofiore, in cui materiali di recupero e scatti fotografici s’incontrano per dare vita a opere di forte impatto visivo. Attraverso intagli, incisioni, riempimenti e rivestimenti le sue mani plasmano qualcosa di nuovo: ogni oggetto donatole è cosi pronto a rinascere sotto nuova forma, regalando volumetrie inusuali ai suoi scatti frammentati e ricomposti. È questo il lavoro della “materiatrice” come lei stessa ama definirsi: “lavoro su e con tutto ciò che trovo. Non faccio distinzioni, infatti, di materie e materiali. Tutto ciò che trovo ha un potenziale artistico e di comunicazione di bellezza e amore universale.”

Daniela Bellofiore, siciliana di nascita ma romana d’adozione, alterna l’attività didattica con gli alunni della scuola primaria nella quale insegna alla carriera artistica cui si dedica con successo da più di 15 anni. Negli anni ha partecipato a numerose mostre collettive come l’Esposizione Triennale di Arti Visive di Roma del 2014, SubTerranea, rassegna di arti visive al Museo del sottosuolo di Napoli del 2018 e la personale “Trash in color” del 2017. Tra i suoi riconoscimenti ricordiamo il Premio voti online al concorso Adrenalina 3.0 nel 2014 e la vittoria del contestMy Video di Art Open Space nel 2016.

“A 52 anni continuo a osservare il mondo con gli occhi da bambina.”

Vernissage&preview: Sabato 4 Maggio 2019 ore 19:00

Spazio Faro - Via Perugia, 24 – 00176 Roma

Fino al 26 maggio 2019

Outsiders di Stefania Catenacci

Galleria Vittoria 

Galleria Vittoria presenta la mostra personale di Stefania Catenacci “Outsiders” a cura di Tiziana Todi, che inaugura il 15 maggio 2019, a partire dalle 18:00.

L’artista torna a via Margutta con una mostra personale che raccoglie la sua ultima produzione. Il suo percorso artistico affrontata il suo intimo punto di vista della vita al femminile e della determinazione ad andare avanti in questa vita frenetica.

Stefania Catenacci nelle tele del ciclo “Outsiders” dipinge donne innocentemente ribelli, le ritrae con una cifra stilistica assolutamente personale, attraverso un linguaggio pittorico fortemente suggestivo connotato al femminile, che si muove in un’alternanza tra coordinazione e disordine, accrescendo così l'impatto visivo sui visitatori attraverso una lettura complessiva del suo modo di vedere.

La mostra a cura di Tiziana Todi si snoda in un percorso nell'intimo dell'artista che, tramite i suoi lavori crea, forse, uno specchio di se stessa e della sua anima.

Scrive di lei Alessandra Gatti:

[…]Stefania Catenacci raffigura spiriti femminili che vogliono dare libero sfogo alla propria individualità, e lo fa con quell’assoluta dedizione nel cogliere le varie sfumature di una donna, tipica di chi ha la sensibilità necessaria per scovarle. Nelle sue tele ogni donna è protagonista della sua storia, della vita quotidiana, senza astrazioni e voli pindarici e con essa una miriade di sentimenti contrastanti. L’universo femminile è racchiuso in queste opere: frammenti di vita e esplosioni di piaceri caratterizzati da una luce seducente e colori intensi […]

La mostra sarà visibile fino al 26 Maggio 2019.

Memoria del Perù. Fotografie 1890 – 1950, alla scoperta del Perù e delle sue trasformazioni attraverso le immagini dei più grandi fotografi del paese sudamericano

Al Museo di Roma in Trastevere dal 5 aprile al 26 maggio

Roma, 1 aprile 2019 – Il racconto della trasformazione di un paese attraverso le immagini dei suoi fotografi più significativi. Prende il via al Museo di Roma in Trastevere Memoria del Perù. Fotografie 1890 – 1950, la mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dall’Ambasciata del Perù in Italia, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, che sintetizza sessanta anni di storia e cambiamenti del paese sudamericano in un percorso espositivo ricco di punti di vista differenti.

Il Perù, considerato una delle culle di civiltà del mondo, ha vissuto nel corso degli anni una mutazione sociale a seguito della progressiva accoglienza di popolazioni provenienti dall’Europa, dall’Africa e dall’Oriente. Questo scenario post-coloniale, che ha coniugato storie di conquista e migrazione con gli elementi sociali, culturali e geografici di un intero paese, ha rappresentato fonte di ispirazione per numerose espressioni artistiche, fotografia compresa.

La collezione, allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 aprile al 26 maggio, permette di rivivere questo processo di costruzione attraverso lo sguardo di maestri come Max T. Vargas, Martín Chambi, Carlos y Miguel Vargas, Juan Manuel Figueroa Aznar, Sebastián Rodríguez, Baldomero Alejoso Walter O. Runcie, per citarne solamente alcuni dei più importanti in questa selezione. Un gruppo di eminenti creatori visivi che ha aperto la strada alla creazione di una tradizione fotografica peruviana utilizzando la macchina fotografica come mezzo per ritrarre, comprendere e interpretare il paese.

Grazie alle loro immagini – e a tante altre simili – il Perù, come lo conosciamo oggi, è emerso come una realtà comprensibile. Gli autori presenti in mostra hanno contribuito, ognuno con la propria cifra stilistica, alla costruzione di una identità nazionale raffigurando oltre alle meraviglie naturali del territorio, i grandi monumenti del passato precolombiano e le tradizioni ancestrali, compresi i conflitti sociali di una società in trasformazione, l’espansione dell’economia capitalista e le aspirazioni alla modernità di un intero popolo.

La mostra itinerante è stata già esposta in diverse città del mondo tra cui Hong Kong, Beijing, Shanghai, Seúl, Ottawa, Bangkok, Montreal, Madrid, Kuwait, Cairo, Ankara, Marrakech, Lyon, e, prossimamente, approderà a Parigi.

Per informazioni:

Ambasciata del Perù in Italia

Tel. 06 80691510

[email protected]

Fino al 31 maggio 2019

INTROSPECTIVE WINDOW

Bankeri | Renzo Bellanca

Penelope Chiara Cocchi

Micaela Lattanzio | Barbara Salvucci

A cura di Valentina Luzi

GALLERIA EMMEOTTO

Palazzo Taverna – Via di Monte Giordano, 36 - 00186 Roma

Opening Sabato 23 Febbraio 2019 ore 18.30

25 Febbraio – 31 Maggio 2019

“Il potere creativo della mente si sveglia vivace mentre forma il finito dall’indefinito”

Goethe - Howards Ehrengedächtnis

L’arte è la finestra introspettiva sulla nostra interiorità.

Da questa immagine visiva e mentale nasce l’idea della mostra che inaugura sabato 23 febbraio alla Galleria Emmeotto a Palazzo Taverna.

Una finestra da cui ognuno di noi può e deve guardare per perdersi e ritrovarsi, per comprendere non il significato a tutti i costi, ma per conoscere ed entrare in sinergia con una sensibilità altra, per compiere un percorso a ritroso fino all’essenza di un’opera d’arte, mezzo che amplifica il sentire nostro e degli artisti, i quali restituiscono alla realtà più di quello che prendono da essa.

Una finestra come luogo di frontiera e, allo stesso tempo, di contatto e fusione tra verità e immaginazione, tra passato e futuro, tra mente e corpo, dove le dinamiche emozionali personali esplorano e cercano un riscontro nella rappresentazione, in un continuo

movimento interno che non si ferma mai.

Il raccontarsi degli artisti è il viaggio emotivo tra ricerca interiore ed evoluzione materica, all’interno del sé, il percorso di nascita, scoperta, crescita, decomposizione e ri-creazione sotto altre forme, una palingenesi che scrive e riscrive un diario personale, elemento dopo elemento, pagina dopo pagina e si arricchisce di esperienze come una pièce teatrale si infittisce di dialoghi.

Ogni artista in mostra vive il processo creativo in maniera totalizzante, una sorta di catarsi necessaria, che scopre e rivela, con la singolarità del modus operandi, una prospettiva differente, che ci permette di guardare al di là dell’apparenza e di instaurare quell’empatia dalle molteplici sfaccettature che solo la nostra interiorità può generare, ancora di più se ci troviamo ad interagire con gli stimoli dettati da diverse espressioni e linguaggi.

Renzo Bellanca, attraverso una selezione di opere della serie Satellite Map, realizzate con tecnica mista su carta e tela nel 2018, ci accompagna in un percorso stratigrafico tra mappe e paesaggi, ma senza corrispondenze precise. Il sovrapporsi di elementi fisici, interiori e mentali diventa un tragitto di contaminazione tra presente e memoria, in una dimensione astratta e macrocosmica, ma nonostante questo, riconoscibile e intima, che va a occupare gli spazi tra la realtà e l’inconscio, l’immaginazione e il pensiero razionale. Il trattamento e l’interpretazione del colore diventano la bussola del cammino che si dispiega tra confini, limiti, insenature e isole fuori e dentro di noi. Una carta geografica che, ogni volta, si arricchisce di nuovi segni e simboli.

Micaela Lattanzio parte da un’indagine fotografica, rielabora l’immagine da lei realizzata e la rende elemento “pittorico”. Da un minuzioso e attento lavoro che si basa sulla ripetizione del multiplo circolare, arriva alla creazione di un insieme, una nuova prospettiva composta da architetture complesse che avvolgono lo spettatore in suggestioni emotive. Che siano elementi presenti in Natura, come l’inedito dittico Nucleo (2018) o corpi, in essi è proposta una visione introspettiva, uno scenario surreale “fragmentato”, un mosaico che crea una terza dimensione materica e narrativa che va oltre l’estetica e fa riflettere sull’essenza e sull’esplorazione dell’uomo e del suo sentire le forme naturali da cui trae benessere psicofisico .

Nei lavori inediti realizzati per la mostra da Barbara Salvucci, il segno ripetuto e continuo della produzione precedente si fa più intenso, fitto, totale. Il tratto mandalico, in un gioco continuo di pieni e di vuoti, da una meditata e controllata concentrazione dà vita ad una forte irrazionalità emozionale come in un sogno o in una visione onirica, dove tutto sembra ignoto, ma riconoscibile. Il movimento coinvolge, inevitabilmente, chi guarda, a volte in vortici astratti, altre in ondulazioni mantriche fino a spostarlo in uno spazio fisico e interno differente, in particolar modo quando la luce viene meno e l’opera al buio diventa altro al di fuori di sé e di noi, e tutto cambia, la percezione, la vibrazione del corpo e della cognizione.

Bankeri utilizza come medium la carta e la tecnica del collage, in binomio con un’abile capacità di mixare le scelte cromatiche, ed è in questo processo di rigenerazione materica che avviene la trasformazione del messaggio personale. La spontanea meticolosità del gesto artistico ripetuto esalta la potenza visiva. Lo smembramento e il riassemblaggio di un’immagine precedente, un pensiero, un’idea o uno stato d’animo ci permettono di librare in un’inedita cosmogonia di stelle. Seppur la trattazione dello spazio sembra dirompere in maniera casuale e caotica, in realtà, tutto è dettato da una continuità, da una regia dalla voce distinta che va oltre la bidimensionalità della tela, in equilibrio

perfetto tra inquietudine e la sensazione inebriante che stia per succedere qualcosa di inaspettato, soprattutto dopo che le opere sono state al buio, senza la luce diretta, e assorbono un’energia diversa che rivela una nuova lettura.

L’apice dell’interazione, nel percorso espositivo della mostra, avviene con lo Star Gate di Penelope, nome d’arte di Chiara Cocchi, una “finestra” di stelle che mette in comunicazione la Natura, la mente, il corpo, ma anche scienza, filosofia e sociologia. Realizzata con vetri, specchi e LED, la sua opera, crea un passaggio verso un’altra dimensione. Partendo da una rappresentazione scientifica dell’Universo, in questo caso una mappa stellare, supportata da un’accurata ricerca non solo tecnico-estetica, ma anche culturale, si arriva ad una comunicazione artistica intensa ed emozionale. Le sue esperienze e storie sono interiorizzate e raccontate attraverso lo spazio-tempo della sua sensibilità in uno scambio continuo tra macro e microcosmo, ed ognuno di noi può affacciarsi al “portale”, infinito” come lo definisce l’artista e guardar(si)e dentro.

NeI processo di creazione, il trasporto interiore plasma la materia, trattata dagli artisti con una sapienza manuale rintracciabile distintamente nelle opere realizzate. Tutti ne affrontano la scomposizione per poi darle nuova vita e significato e dialogano con il nostro sguardo più intimo. Il racconto metaforico scopre l’invisibile per trovare, mediante il gesto, una nuova scala diatonica tra sentimenti e pensieri, realtà e rappresentazione, andata e ritorno.

Ed ecco che, dalla finestra introspettiva si diffonde un vortice di affinità elettive che si instaura tra noi, gli artisti, le opere, le vite…quello che vediamo, quello che sentiamo

GALLERIA EMMEOTTO Emmeotto Arte Srl a s.u.

Palazzo Taverna | Via di Monte Giordano 36 00186 ROMA ph. +39. 06.68.30.11.27 | e-mail: [email protected] | web: www.emmeotto.net

Visite su appuntamento | Chiusura: Domenica e festivi

Fino al 2 giugno 2019

TRANSIZIONE di PÉTER KORNISS

Museo di Roma in Trastevere

“TRANSIZIONE” la scomparsa della cultura contadina ungherese nelle immagini del grande fotografo PÉTER KORNISS

A due anni dalla retrospettiva in patria arriva dal 10 aprile al 2 giugno al Museo di Roma in Trastevere la personale dell’artista magiaro

Roma 2 aprile 2019 – Considerato una delle personalità più significative della fotografia contemporanea ungherese, Péter Korniss approda a Roma con la mostra intitolata Transizione in programma al Museo di Roma in Trastevere dal 10 aprile al 2 giugno. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dall’Ambasciata di Ungheria, Accademia d’Ungheria in Roma, Galleria Várfok di Budapest con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, arriva a due anni di distanza dall’ottantesimo compleanno del fotografo e dalla retrospettiva monumentale a lui dedicata dalla Galleria Nazionale Ungherese.

La mostra curata da Krisztina Kovács, direttore della Galleria Várfok di Budapest, si concentra principalmente sulla scomparsa della cultura contadina tradizionale nell'Europa orientale e si compone delle più emblematiche fotografie realizzate dall’artista nella sua lunga carriera. Dai suoi prima scatti del villaggio transilvano Sic, realizzate nel 1967, alla più recente e concettuale serie Guest Worker Women a Budapest (2014-17), Korniss ha rappresentato con occhio attento i cambiamenti e i segni irreversibili che la globalizzazione ha lasciato sulla cultura e sulla vita familiare delle comunità dei villaggi rurali.

Divisa in quattro sezioni, allestite in ordine cronologico, la mostra vuole mettere in risalto lo sforzo coerente e il lavoro coscienzioso che hanno caratterizzato la carriera di Korniss per cinquanta anni, sottolineando al contempo la sua forte sensibilità fotografica, costantemente ravvivata e rinnovata nel tempo. Si comincia con la sezione del chiostro in cui prende vita il primo capitolo della mostra dal titolo Il passato 1967 – 1978, per poi proseguire con la seconda parte intitolata Transizione 1989 – 2016. Il terzo capitolo, invece, è dedicato completamente alla nota serie The Guest Worker, incentrata sulla vita dei pendolari. Queste opere, realizzate tra il 1979 e il 1988, sono ormai pietre miliari della fotografia – come la celebre immagine degli Armadietti per alimenti degli operai – la cui potenza

espressiva offre ancora oggi spunti validi per gli artisti contemporanei ungheresi. L’esposizione si conclude poi con la quarta e ultima parte dal titolo Guest Worker Women a Budapest 2012 – 2015, con le fotografie più recenti dell’artista dedicate alle donne transilvane provenienti da Szék, che lavorano a Budapest indossando ancora oggi gli abiti tradizionali rossi.

PÉTER KORNISS

Korniss ha lavorato come fotoreporter per la stampa ungherese così come per altre riviste internazionali, tra cui il National Geographic, GEO Magazine, Airone, Fortune e Forbes. Dal 1977 è stato membro della giuria del World Press Photo per tre anni.

Come fotografo documentarista ha trascorso più di cinquant’anni a registrare il modo di vivere e la cultura contadina in via di estinzione. Dalla fine degli anni ’70 ha iniziato a concentrarsi sulla vita dei pendolari e ha seguìto la vita di András Skarbit per oltre un decennio. La serie The Guest Worker (1988) è stata il primo progetto fotografico a lungo termine nella scena artistica ungherese ed è stata esposta in tutto il mondo, tra cui Monaco di Baviera, Stati Uniti, Praga, Bratislava, e una selezione è stata anche in mostra alla Royal Academy of Art di Londra.

Sui suoi progetti sono stati pubblicati dei libri importanti: Heaven’s Bridegroom (1975), Passing Times (1979), The Guest Worker (1988), Inventory (1998), Attachment (2008) e Continuing Memories (2017).

Le sue fotografie, esposte in diverse gallerie e musei in sedici paesi, sono reperibili nelle seguenti collezioni: Museo Ungherese della Fotografia (Kecskemét, Ungheria), Musée Nicephore Niépce (Chalon-sur-Saône, Francia), National Science and Media Museum (Bradford, Regno Unito), Museo Déri (Debrecen, Ungheria), Museo Laczkó Dezső (Veszprém, Ungheria), Galleria Nazionale Ungherese (Budapest, Ungheria), Getty Research Center (Los Angeles, Stati Uniti), The Archive of Modern Conflict (Toronto, Canada).

SCHEDA INFO

Mostra Péter Korniss: Transizione

Luogo Museo di Roma in Trastevere,

Piazza S. Egidio,1/b 00153 Roma

Apertura al pubblico 10 aprile – 2 giugno 2019

Inaugurazione 9 aprile 2019, ore 18.00

Orario Museo Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00

La biglietteria chiude alle ore 19.00

24 e 31 dicembre 10.00 – 14.00

Chiuso lunedì (ad eccezione di lunedì 22 aprile 2019, giorno di Pasquetta in cui il museo darà aperto al pubblico), 25 dicembre , 1 gennaio e 1 maggio.

Biglietteria Tariffe non residenti:

Intero: € 6,00

Ridotto: € 5,00

Tariffe residenti:

Intero: € 5,00

Ridotto: € 4,00

Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Biglietto unico comprensivo di ingresso al Museo e alla Mostra

Acquistando la MIC Card, al costo di € 5,00 ingresso illimitato per 12 mesi

Salvo integrazione se presente altra mostra

Promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Ambasciata d’Ungheria in Roma, Accademia d’Ungheria in Roma, Galleria Várfok di Budapest

Servizi museali Zètema Progetto Cultura

SPONSOR SISTEMA

MUSEI IN COMUNE

Media Partner Il Messaggero

Info Mostra Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9:00 - 19:00)

www.museodiromaintrastevere.it

www.museiincomuneroma.it, www.zetema.it

Ai Musei Capitolini la mostra “La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia”

testimonia le fasi più arcaiche della città

PROROGATA FINO AL 2 GIUGNO 2019

nelle Sale Espositive di Palazzo Caffarelli e nell’Area del Tempio di Giove con reperti presentati per la prima volta al pubblico Roma, 26 luglio 2018. Dal 27 luglio 2018 ai Musei Capitolini La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia, una nuova importante mostra ad ingresso gratuito per i possessori della MIC, la nuova card che può essere acquistata da chi risiede o studia nella Capitale a soli 5 euro consentendo l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici. Per info www.museiincomuneroma.it Gli inizi di Roma sono spesso confinati, nella comune immaginazione, ai miti della fondazione tramandatici dagli storici antichi: dalla Lupa che allatta i Gemelli presso la palude ai piedi del Palatino alla disputa fratricida tra Romolo e Remo. Un immaginario rafforzato dalla circostanza che l’immagine di Roma maggiormente proposta nei secoli è legata ai simboli e agli edifici del suo passato imperiale, e, d’altra parte, dalla difficoltà nel rintracciare opere immediatamente riconducibili alle fasi precedenti della vita della città, a partire dall’età repubblicana e andando ancora più indietro nel tempo. La mostra La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia è la prima di una serie di esposizioni temporanee che permetterà ai visitatori di recuperare, attraverso le stratificazioni archeologiche, i valori fondativi della città di Roma che, nonostante il passare dei millenni, incidono ancora nella vita degli odierni cittadini: lo sviluppo della società, la gestione del territorio e l’interazione con le altre comunità. Ospitata nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli e nell’Area del Tempio di Giove dei Musei Capitolini dal 27 luglio 2018 al 27 gennaio 2019, l’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, curata da Isabella Damiani e Claudio Parisi Presicce, e organizzata da Zètema Progetto Cultura. Prendendo il via dall’attenta lettura dei dati archeologici, La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia accende i riflettori sulla fase più antica della storia di Roma, illustrandone gli aspetti salienti e ricostruendo costumi, ideologie, capacità tecniche, contatti con ambiti culturali diversi, trasformazioni sociali e culturali delle comunità che vivevano quando Roma, secondo le fonti storiche, era governata da re. Grazie a lunghe attività di ricomposizione e di restauro a cura della Sovrintendenza Capitolina, con la collaborazione del Parco Archeologico del Colosseo che ha messo a disposizione i risultati delle più recenti ricerche nell’area nord-est del Palatino e sulla Velia, sarà possibile mostrare per la prima volta al pubblico dati e reperti mai esposti prima. La mostra è realizzata con il sostegno di Sapienza Università di Roma (per i materiali degli scavi del Palatino e della Velia) e dell’Università della Calabria e University of Michigan (per i nuovi materiali di Sant’Omobono). Si avvale inoltre, sempre in collaborazione con il Mibac, di preziosi prestiti da parte del Museo Nazionale Romano e del Museo delle Civiltà, e da parte della Soprintendenza per l’Area Metropolitana di Napoli. Il percorso espositivo - che inizia a partire dal limite cronologico più recente, il VI secolo a.C., e arriva fino al X secolo a.C. - si snoda in diverse sezioni: Santuari e palazzi nella Roma regia, con reperti provenienti dall’area sacra di Sant’Omobono nel Foro Boario presso l’antico approdo sul Tevere; I riti sepolcrali a Roma tra il 1000 e il 500 a.C., con corredi tombali dalle aree successivamente occupate dai Fori di Cesare e di Augusto e dal Foro romano; L’abitato più antico: la prima Roma, con il plastico di Roma arcaica per un viaggio a ritroso nel tempo dalla Roma di oggi a quella delle origini; Scambi e commerci tra Età del Bronzo ed Età Orientalizzante, con testimonianze provenienti in massima parte dalla necropoli dell’Esquilino, uno dei complessi più importanti della Roma arcaica; e le sezioni Indicatori di ruolo femminile e maschile, Oggetti di lusso e di prestigio, e Corredi funerari “confusi”, che contengono reperti e oggetti provenienti anch’essi per lo più dalla necropoli dell’Esquilino a testimonianza di quella che poteva essere la ricchezza originaria della necropoli. SCHEDA INFO Titolo mostra La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia Luogo Roma, Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli e Area del Tempio di Giove di Palazzo dei Conservatori. Piazza del Campidoglio 1 Apertura al pubblico 27 luglio 2018 - 27 gennaio 2019 Conferenza stampa Giovedì 26 luglio 2018, ore 11.30. Sala Pietro da Cortona Inaugurazione Giovedì 26 luglio 2018, ore 18.00 Orario Tutti i giorni 9.30-19.30; la biglietteria chiude un'ora prima Giorni di chiusura: 25 dicembre, 1 gennaio Biglietti € 15.00 biglietto integrato Mostra + Museo intero per i non residenti a Roma; € 13.00 biglietto integrato Mostra + Museo ridotto per i non residenti a Roma; € 13.00 biglietto integrato Mostra + Museo intero per i residenti a Roma; € 11.00 biglietto integrato Mostra + Museo ridotto per i residenti a Roma. € 2,00 sul biglietto gratuito, ad esclusione dei biglietti per scuole elementari e medie inferiori, bambini da 0 a 6 anni e portatori di handicap. Acquistando la MIC Card, al costo di € 5.00, ingresso illimitato per 12 mesi ai Musei Civici per chi risiede o studia a Roma Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali A cura di Isabella Damiani e Claudio Parisi Presicce Organizzazione e servizi museali Zètema Progetto Cultura Info Mostra Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 19.00) www.museicapitolini.org; www.museiincomune.it SPONSOR SISTEMA MUSEI CIVICI Con il contributo tecnico di Ferrovie dello Stato Italiane Media Partner Il Messaggero Servizio di Vigilanza Unisecur Srl Security

Fino al 5 giugno 2019

 Istanbul

a cura di Maria Cecilia Vilches Riopedre


Galleria Russo - Via Alibert 20, Roma
mercoledì 15 maggio 2019, ore 18.00
cocktail

In mostra le opere di Enrico Benetta, Diego Cerero Molina, Luca Di Luzio, Manuel Felisi, Michael Gambino, Veronica Montanino, Tommaso Ottieri, Giorgio Tentolini, Simafra.

Una mostra collettiva carica di stimoli e spunti legati alla città, dal più ampio concetto di città-ponte fra Oriente ed Occidente alla fusione unica fra religioni, culture e popoli diversi che la animano, ma anche di innumerevoli stimoli artistici, architettonici e di vita quotidiana.

L’esposizione, organizzata in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Turchia, verrà accompagnata come di consueto dal ricco catalogo a colori edito da Manfredi Edizioni e rimarrà aperta fino al 5 giugno.

Fino al 7 giugno 2019

Fondazione Baruchello

Polia

un progetto di Carola Bonfili

in collaborazione con Francesco Fonassi

a cura di Carla Subrizi

Inaugurazione 15 aprile 2019 ore 18.30

16 aprile - 7 giugno 2019

Via del Vascello 35, Roma

Lunedì 15 aprile alle ore 18.30 inaugura presso la Fondazione Baruchello Polia, mostra personale di Carola Bonfili, a cura di Carla Subrizi. L’iniziativa si inserisce all’interno del Grand Tour Contemporaneo, un programma di mostre ed eventi dedicati all'arte italiana contemporanea diffuso su tutto il territorio, concepito in occasione della 58a edizione della Biennale d'Arte di Venezia e presentato dal Comitato Fondazioni Arte Contemporanea.

Polia è il nuovo progetto di Carola Bonfili specificamente pensato per gli spazi della Fondazione Baruchello in via del Vascello. La mostra, dislocata in più sale, presenta un percorso visionario tra video e sculture. Gli elementi dell’installazione alludono a paesaggi senza tempo, tra archeologia, mitologia e immaginari del futuro.

Il progetto è ispirato al libro Hypnerotomachia Poliphili (1499), che descrive un sogno erotico del suo protagonista, Polifilo, come un viaggio iniziatico per trovare la donna amata, metafora di una trasformazione interiore alla ricerca dell'amore platonico.

Più che al carattere narrativo del libro, Carola Bonfili è interessata alla natura ambigua e polimorfica delle sue xilografie, che illustrano i passaggi del sogno di Polifilo e suggeriscono diverse narrazioni e possibili accadimenti all'interno della stessa raffigurazione. L’allegoria del tempo diviene un aspetto centrale del lavoro che allude a temporalità sospese e anacronistiche. Il pubblico è così invitato a percorrere uno spazio che si articola tra interno ed esterno, sia psichico che mentale, nell’ambito di una scenografia dalle molteplici prospettive.

La colonna sonora e il progetto audio del video Polia sono di Francesco Fonassi

Fino al 8 giugno 2019

Francesca Floris

L’ultimo amore di Las

a cura di Flavio De Bernardinis

Inaugurazione: sabato 11 maggio 2019 dalle 18.00 alle 20.30

11 maggio - 8 giugno 2019 (dal martedì al sabato ore 16.00 - 19.00)

catalogo in galleria

L'obiettivo della macchina fotografica è una finestra, o uno specchio? E lo specchio, in ogni modo, può essere anche una macchina fotografica? E infine ciò che si vede, in entrambi i casi, si mostra, o si riflette? Le installazioni fotografiche di Francesca Floris si inscrivono all'interno di questo campo concettuale, che, nell'era elettronica, ovvero la stagione della moltiplicazione indistinta delle immagini senza supporto, costituisce il cuore della scena sociale e antropologica contemporanea.

Abbinato al motivo del riflesso, il tema del corpo. Percepibile come presenza eternamente differita nel gioco delle rifrazioni, il corpo si conferma tuttavia presenza forte ed ineludibile.

L'arte di Francesca Floris pone così il problema cardinale: nel labirinto dei riflessi, l'immagine è supporto del corpo, oppure il corpo, con la sua tenera e spietata disponibilità, costituisce, qui e ora, il supporto dell’immagine?

Tocca allo spettatore, formulare un'ipotesi, se non risolutiva, almeno partecipativa, di un progetto figurativo, e sensoriale, che tocca, nel profondo e sulla superficie, il tema chiave della cultura contemporanea, tema sociale e anche politico, ossia la questione fragile, corposa e riflessa, pur sempre irrisolta, dell'identità. (Flavio De Bernardinis)

L’ultimo amore di Las nasce dal desiderio di descrivere un amore platonico. La storia parla di una donna che è proiettata all’interno delle fantasie della persona che la ama. Questi luoghi immaginari sono l’unico posto in cui lei gode dell’amore di cui è oggetto. Per rappresentare questa situazione, ho scelto di proiettare realmente la protagonista di questo progetto all’interno degli scenari che rappresentano l’immaginazione della narratrice. L’idea è stata, dal principio, quella di “ospitare” la donna dentro queste fantasie, che nelle fotografie appaiono come luoghi concreti e tangibili, mentre lei compare come una proiezione, un’apparizione, qualcosa di lontano e spettrale. Chi guarda si trasferisce, quindi, nella mente di chi ama. (Francesca Floris)

La mostra è strutturata in quattro parti. La prima tappa dell’esibizione è composta da dieci illustrazioni (una per ogni capitolo della storia), in formato 40 x 60 cm, accompagnate da una breve una citazione del capitolo della storia che ciascuna rappresenta.

Le illustrazioni sono seguite dall’esposizione di dieci fotografie, in formato 60 x 90 cm.

La terza tappa del percorso consiste in uno spazio circoscritto, dove è proiettato un video di backstage che mostra il funzionamento del meccanismo e il processo di realizzazione delle fotografie.

Infine, i visitatori accedono a uno spazio illuminato in maniera apposita, all’interno del quale è esposto il meccanismo con cui sono state realizzate le fotografie e dove loro, dopo averne appunto appreso il funzionamento, possono guardarsi a vicenda e fotografarsi all’interno di un ambiente interattivo ricreato per mostrarne la funzione e per permettere agli ospiti di calarsi, chi nello sguardo della narratrice, chi nei panni della donna fotografata.

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Francesca Floris è nata a Oristano il 6 aprile 1992. Ha conseguito la maturità classica nel 2011, a Sassari. Si è laureata presso la Brunel University di Londra nel 2014. In Inghilterra è entrata a far parte del collettivo artistico Ad Libitum Films, con cui ha realizzato numerosi cortometraggi, una web serie e il suo primo lungometraggio, il documentario Isole. Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2014 per conseguire un master. Ha iniziato a lavorare come fotografa alla fine del 2015. Da allora ha presentato due mostre personali (Olympus 50 e Il palco bianco) e preso parte a due mostre collettive. Ha frequentato il corso di Produzione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel triennio 2016-2018. Al momento sta conseguendo la laurea magistrale in Antropologia e Linguaggi dell’Immagine presso l’Università di Siena.

L’ultimo amore di Las è il suo secondo progetto di ricostruzione in teatro di posa. Il primo è stato Il palco bianco (2017).


Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro Via Paolo Emilio 28 - 00192 Roma - Tel. + 39 06 3243513 www.centroluigidisarro.it - [email protected]

Fino al 9 giugno 2019

La ferita della bellezza.

Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina

Al Museo Bilotti, una rilettura del percorso dell'artista a partire dall'opera di Land Art più grande al mondo. A cura di Massimo Recalcati

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

23 marzo | 9 giugno 2019

Roma, 22 marzo 2019. Alberto Burri, chiamato a realizzare un intervento per la ricostruzione del paese distrutto dal terremoto nella Valle del Belice del 1968, decide di intervenire sulle macerie della città di Gibellina, creando l’opera di Land Art più grande al mondo. Le ricopre di un sudario bianco, di un’enorme gettata di cemento che ingloba i resti e riveste, in parte ricalcandola, la planimetria della vecchia Gibellina.

La mostra, al Museo Carlo Bilotti dal 23 marzo al 9 giugno 2019, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Curato da Massimo Recalcati con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, prodotto e realizzato da Magonza editore, il progetto espositivo itinerante La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, partendo da questo grande intervento, risale il percorso dell'artista con una selezione di lavori esemplari, letti in relazione alla poetica della ferita, tema che nell’interpretazione di Massimo Recalcati attraversa la sua intera opera, incidendo la materia, disegnando strappi, lacerazioni, crettature, bruciature, giungendo sino a declinazioni inedite che pensano ad una genesi e a un processo di carattere spirituale.

La mostra è patrocinata dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, dalla Regione Lazio e dalla Regione Sicilia, dal Comune di Gibellina e dalla Fondazione Orestiadi con un prestito della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Dopo la tappa romana l'esposizione sarà riallestita da giugno ad ottobre al MAG Museo Alto Garda a Riva del Garda in collaborazione con il MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Culmine del percorso interpretativo sono le fotografie in bianco e nero di Aurelio Amendola sul Grande Cretto. Fotografo che per eccellenza ha raccolto le immagini di Burri, dei suoi lavori e dei processi creativi, Amendola ha realizzato gli scatti in due riprese, nel 2011 e nel 2018, a completamento avvenuto dell’opera (2015). Nel percorso inoltre, il video di Petra Noordkamp – prodotto e presentato nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva The Trauma of Painting – filma in un racconto poetico e di grande sapienza tecnica l’opera di Burri e il paesaggio circostante.

Alcune opere uniche dell’artista, veri e propri capolavori, inoltre, estendono non solo ai Cretti ma anche ai Sacchi, ai Legni, ai Catrami, alle Plastiche e a una selezione di opere grafiche la lettura proposta dal celebre psicanalista. È una ferita che è dappertutto, che

trema ovunque. Una scossa, un tormento, un precipitare di fessurazioni infinite ed ingovernabili. Come scrive Recalcati in Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, nei Legni la ferita è generata dal fuoco e dalla carbonizzazione del materiale ma, soprattutto, dal resto che sopravvive alla bruciatura. Nelle Combustioni, lo sgretolamento della materia, la manifestazione della sua umanissima friabilità, della sua più radicale vulnerabilità, viene restituita con grande equilibrio poetico e formale. È ciò che avviene anche con le Plastiche dove, ancora una volta, è sempre l’uso del fuoco a infliggere su di una materia debole ed inconsistente come la plastica, l’ustione della vita e della morte.

In occasione della mostra sarà realizzato dalla casa editrice Magonza un importante volume stampato su carta di pregio e di grande formato con testimonianze e ricerche inedite su Alberto Burri, la sua opera e Il Grande Cretto di Gibellina. Un nuovo testo di Massimo Recalcati raccoglierà gli sviluppi ulteriori della sua ricerca, insieme a interventi di storici dell'arte quali Gianfranco Maraniello e Aldo Iori. Sarà inoltre organizzata una conferenza ad hoc tenuta da Massimo Recalcati che sarà occasione di una riflessione ampia sull'opera di Alberto Burri e sulla mostra.

Il Museo Carlo Bilotti ha sede nell'antica Aranciera di Villa Borghese, nota nel Settecento come Casino dei Giuochi d'Acqua per la presenza di fontane e ninfei. Accoglie le opere di arte contemporanea donate alla città di Roma da Carlo Bilotti, imprenditore italo-americano e collezionista di fama internazionale. La raccolta comprende un consistente nucleo di dipinti e sculture di Giorgio de Chirico, affiancato da opere di Gino Severini, Andy Warhol, Mimmo Rotella, Larry Rivers e Giacomo Manzù. Negli anni successivi alla sua apertura il Museo si è arricchito di opere di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci. Le sale del pianoterra e alcune sale del primo piano ospitano mostre temporanee.

Ufficio stampa Magonza editore - Email: [email protected] - mob.: +39 0575 042992

SCHEDA INFO

Titolo mostra La ferita della bellezza.

Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina

Luogo Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Viale Fiorello La Guardia 6, Roma

Apertura al pubblico 23 marzo - 9 giugno 2019

Anteprima stampa 22 marzo, 11.30-13.30

Inaugurazione Venerdì 22 marzo ore 18.30

Orario Ottobre - maggio

Da martedì a venerdì e festivi ore 10.00 - 16.00 (ingresso consentito fino alle 15.30). Sabato e domenica ore 10.00 - 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30). Giorni di chiusura: 1 maggio

Giugno - settembre

Da martedì a venerdì e festivi ore 13.00 – 19.00 (ingresso fino alle 18.30). Sabato e domenica ore 10.00 - 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30)

INGRESSO LIBERO

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DELLA DECLINANTE OMBRA di VINCENZO SCOLAMIERO
Museo Carlo Bilotti 


Giovedì 7 marzo ore 18.30

Museo Carlo Bilotti (Aranciera di Villa Borghese)

Della declinante ombra: i quadri e le carte di Vincenzo Scolamiero al Museo Carlo Bilotti Approdano al Museo Bilotti opere percorse dal vento malinconicamente inquieto di una pittura evocativa, raffinata, sinestetica da cui emerge una natura “altra”. A cura di Gabriele Simongini Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese 8 marzo - 9 giugno 2019 Inaugurazione: 7 marzo 2019 ore 18.30 Roma, 18 febbraio 2019. Come fotogrammi di un film pittorico sulla continuità che lega gli esseri in un andamento circolare fatto di connessioni misteriose, sulla fragilità ma anche sulla voglia d’assoluto, approdano al Museo Carlo Bilotti i quadri e le carte di Vincenzo Scolamiero (Sant’Andrea di Conza, 1956, romano d’adozione), nella personale intitolata Della declinante ombra e curata da Gabriele Simongini. La mostra, dall’8 marzo al 9 giugno 2019, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma dove Scolamiero è docente di Pittura, e in collaborazione con la Galleria Edieuropa-QUI arte contemporanea. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Prendendo spunto dalle forme in divenire e in transito verso il mistero che connotano le opere di Scolamiero, alcune delle quali realizzate per l’occasione, anche la mostra proporrà un mutamento parziale degli spazi coinvolti. Distesa ed articolata attraverso il primo piano del Museo Bilotti, ovvero nelle tre salette, nella project room e nel corridoio che le collega, la mostra per il primo periodo toccherà anche la sala del Ninfeo al piano terra, con il dittico su tela intitolato “Mutevole canto” (2018) ed i quadri del ciclo “Lascia parlare il vento” (2015). La pittura di Scolamiero è evocativa, raffinata, sinestetica ed è sempre attraversata da un vento malinconicamente inquieto che è prima di tutto soffio e respiro interiore. Come scrive Simongini, nelle sue opere emerge “una natura poetica suggerita attraverso piccoli, antieroici resti e reperti in un microcosmo fatto di cose minute, ramoscelli, foglie secche, ciuffi d’erba, ciottoli, giunchi, nidi, i cui equivalenti reali il visitatore attento e paziente potrà trovare nella circostante Villa Borghese, prima o dopo aver visitato la mostra. Ma natura “altra” è quella cercata da Scolamiero, immersa in una dimensione quasi amniotica che spesso diventa umbratile e visionaria”. Non a caso il titolo della mostra e di un ciclo di opere qui presentate, “Della declinante ombra”, prende per mano l’osservatore riportandolo sulla via dell’interiorità, dell’illuminazione poetica, in un cammino verso le origini che risale a Rilke, a Celan, a Hölderlin, solo per citare alcuni dei riferimenti lirici di Scolamiero. Come nota ancora il curatore, ‘la “declinante ombra” rimanda a un itinerario in discesa, verso il nulla o verso l’Ade, nel mondo ctonio (“Tutto qui in basso è simbolo e ombra”, ammonisce Pessoa col suo tono oracolare), evocando quel percorso che dovrà rifare Euridice dopo essere stata tragicamente guardata da Orfeo, emblema del Poeta’. Da segnalare anche i rossi ruggine o sangue dei suoi quadri recenti (dai cicli “In un giro di vento” e“Come l’aria alla terra legati”), alcuni dei quali realizzati per l’occasione, che portano con sé tracce e memorie dei rossi incandescenti e visionari di Scipione, rendendogli omaggio. In occasione dell’esposizione sarà disponibile il catalogo, pubblicato da De Luca Editori d’Arte, che conterrà, oltre al saggio del curatore, i testi di Pietro Roccasecca e Raffaella Salato, una poesia di Robertomaria Siena ed un’intervista di Nicola Davide Angerame sul libro d’artista (esposto in mostra) realizzato a quattro mani da Scolamiero e dalla compositrice Silvia Colasanti e tratto dalla sua partitura per Quartetto d’Archi “Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio”, Ed. Piero Varroni-Libri d’Artista. È in programma l’esecuzione del Quartetto d’Archi insieme all’esposizione dei Libri-opera e dei bozzetti preparatori, in un successivo appuntamento, presso le sale della Galleria Edieuropa - Qui arte contemporanea, a Roma. Durante la mostra sono previsti appuntamenti laboratoriali per le scuole, workshop ed eventi che coinvolgeranno il pubblico interessato, gli studenti delle scuole e dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Biografia Vincenzo Scolamiero è docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, città nella quale vive e lavora. Inizia la sua attività artistica con la mostra personale presentata da Antonio Mercadante presso la Galleria Ferro di Cavallo a Roma, nel 1987. Numerose da allora sono le mostre personali e le rassegne espositive di carattere nazionale e internazionale, alle quali ha partecipato: dalla Quadriennale Romana, alla Biennale di Venezia, dalla Biennale d’Arte Sacra curata da Maurizio Calvesi, alla rassegna The return of the cadavre exquis del Drawing Center di New York, alla mostra Italia_Giappone-venti artisti a confronto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, curata da Augusta Monferini. Viene più volte invitato al Premio Michetti dove vince il primo premio nell’estate del 2014, e ancora espone al Palazzo delle Esposizioni di Roma, al Chiostro del Bramante sempre di Roma. Viene invitato da Marco Goldin ad esporre in diverse sedi museali: dalla Casa dei Carraresi di Treviso e Palazzo Sarcinelli di Conegliano Veneto, a Palazzo Fava di Bologna, e Castel Sismondo di Rimini. Espone sue opere presso l’Art Museum di Phoenix e The China Millenium – Monument, China Word Art Museum, in Cina. È del 2014 la partecipazione al XLVII Premio Vasto d’Arte Contemporanea – L’Icona Ibrida, a cura di Gabriele Simongini, Vasto, Chieti. Sue mostre personali sono state ospitate in rilevanti spazi pubblici oltre che privati, come la mostra La piuma e la pietra nella Galleria Nazionale d’Arte Contemporanea della Repubblica di San Marino, nelle sale della Banca Nazionale del LavoroSede Centrale di Roma presso la Galleria d’Arte Comunale d’AC di Ciampino, e nella Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea di Gaeta. Le sue opere sono state esposte in rassegne a New York, Seul e Busan in Korea, Pechino e Feng Huang in Cina. Attualmente è rappresentato a Roma dalle gallerie Porta Latina, Edieuropa-Qui Arte Contemporanea, e Galleria Lombardi, a Ferrara dalla galleria Fabula Project e all’estero dalla galleria Kips Gallery di New York e Seul. www.vincenzoscolamiero.com 

Fino al 14 giugno 2019

KRISTOF KINTERA
No one has nothing 

 
Opening lunedì 6 maggio 2019 | ore 19.00 - 21.00
 
z2o Sara Zanin Gallery
Via della Vetrina 21, Roma 

dal 6 maggio al 14 giugno 2019


z2o Sara Zanin Gallery è lieta di presentare la prima mostra personale di Kristof Kintera negli spazi della galleria, dopo la partecipazione alla mostra collettiva Hidden Beauty (2018) a cura di Marina Dacci.

La ricerca di Kristof Kintera si insinua nel tema del "post-naturale" per dare vita ad una complessa interrogazione sociale e politica sul nostro tempo, mossa dalla speranza di sollecitare consapevolezza su questioni di grande attualità. Nella cosiddetta "età del rame", basata sulla trasmissione di energia e informazioni, la natura è paragonata dall'artista a un enorme sistema nervoso e viene ricreata attraverso materiali di scarto, elettrici ed elettronici, che costituiscono il nostro habitat quotidiano para-naturale.

Fino al 15 giugno 2019

Jacopo Mandich
FORZE INVISIBILI - CONNESSIONI


opening Installation CONNESSIONI sabato 4 maggio ore 18.00
opening Exhibition CONNESSIONI venerdì 10 maggio ore 18.00

Venerdì 10 maggio ore 18.00 la galleria d'arte FABER ospiterà la mostra CONNESSIONI di Jacopo Mandich, secondo appuntamento della pentalogia FORZE INVISIBILI.
Il progetto Forze invisibili di Jacopo Mandich è costituito da 5 sezioni che formano un vero e proprio viaggio interiore, sociale, fino a toccare ciò che è fuori da noi.
Connessioni è un'installazione multimediale di Jacopo Mandich con sonorizzazioni di HF90.

Da martedì 30 aprile l'opera verrà realizzata in galleria ed il pubblico è invitato a partecipare; durante questo periodo Jacopo Mandich costruirà la struttura e HF90 campionerà i suoni ed elaborerà le sonorizzazioni.
L'opening dell'installazione Connessioni si terrà sabato 4 maggio ore 18.00
Un tappeto sonoro addizionale interagirà con il pubblico e lo spazio fino al collasso, le parti rimanenti della struttura si connetteranno con i lavori scultorei creati da Mandich in linea  con la tematica generale, dando vita alla mostra CONNESSIONI che inaugurerà venerdì 10 maggio ore 18.00.

Bagliore, breve istante, incandescenza, contatto sospeso nel nulla, una rete leggera sospesa nel vuoto pneumatico, fragili, tensione connettiva, si collega nella luce e ritorna nell'ombra,
si toccano toccando migliaia di altri
un lampo e la direzione cambia nuovamente, k 7361 y3579 tangenti si intersecano e dividono, una mappa del prima e del dopo più che del dove
si consumano punto dopo punto con lineare semplicità
dendriti si ramificano divampano particelle sconosciute vorticanti
vibrazioni respirano si dilatano e contraggono qualcosa spinge altro tira
equilibri si intersecano si rompono si riformano di fondo un eco continua a propagarsi
esplosioni galattiche emozioni disperse dimensioni parallele loop un suono di fondo continua su orbite lineari lo spazio si piega la massa scompare
in espansione punti lontani singolarità si sfiorano rapporti crollano sempre più dentro sempre più fuori annichilimento da impatto fuga perpetua corsa sfrenata
forze invisibili agiscono incontrollate
minuscoli spazi infiniti immensi volumi chiusi
voi io ma in particolare tu
stride in liquide cristallizzazioni
connessione fugace è struttura che crea forma
fallimento crollo catalogazione
fulmineo passaggio una via nel nulla di onde vibra si propaga diventa fragore costruendo     l'inverso
tutto rimane niente resta.

a cura di Cristian Porretta.

dal  10 maggio al 15 giugno 2019
martedì-sabato 10:00-19:30   domenica su appuntamento
galleria d'arte FABER

via dei Banchi Vecchi 31, 00186 Roma   |   tel 06 68808624 
galleriadartefaber.com   |   [email protected]

Fino al 16 giugno 2019

FOTOGRAFI A ROMA.

Commissione Roma 2003-2017

e le acquisizioni al patrimonio fotografico di Roma Capitale

Museo di Roma a Palazzo Braschi

Piazza Navona, 2; Piazza San Pantaleo, 10

 

In mostra 100 ritratti straordinari della Capitale

realizzati da importanti fotografi internazionali per il progetto Rome Commission

e da oggi acquisite all’interno della collezione permanente

del prestigioso Archivio Fotografico del Museo di Roma

 

Inaugurazione: 16 aprile  2019,  ore 18.00

Apertura al pubblico: 17 aprile – 16 giugno 2019

Fino al 28 giugno 2019

Miscellanea 

a cura di Daina Maja Titonel

14 maggio – 28 giugno 2019

non inaugurazione
ogni martedì dopo le ore 15

via di Monserrato, 30 – Roma

L'opera diventa respiro che si allarga di lettura in lettura
Maria Lai (1919-2013)
 

Miscellanea è una esposizione sui generis che si compone di sette capitoli, ed è frutto di alcune riflessioni sulla modalità di fruizione di una mostra e sui suoi attori principali.
 
Succede talvolta che la galleria sia visitata da persone frettolose, all'uscita delle quali giungono alle mie orecchie le silenziose e animate proteste delle opere che rivendicano una giusta attenzione. Anche lo spazio si sente in qualche modo violato da queste fugaci presenze distratte. 

Al pubblico di Miscellanea chiedo dunque attenzione e tempo. Al centro della galleria sono presenti tre sedie, ciascuna orientata verso una parete differente che ospita un'unica opera. Il visitatore è invitato a sedere comodamente, a prendere il tempo necessario per dialogare con il lavoro che trova di fronte.

All'opera chiedo di sostenere la prepotenza di una parete vuota di cui lei sarà unica e solitaria protagonista, e di avere il potere della suggestione.

Al gallerista, che sono io, chiedo di essere presente con la medesima attenzione e di avere cura del suo pubblico; mentre al curatore, che sono sempre io, chiedo ogni settimana una nuova mostra, in una sorta diperformance dell'allestimento.

Agli artisti, grazie ai quali tutto questo può prendere vita, chiedo di lasciarsi coinvolgere in un esercizio in continuo divenire.
Daina Maja Titonel

MAC Maja Arte Contemporanea
via di Monserrato 30 - 00186 Roma
+ 39 06 68804621 | + 39 338 5005483

orari: martedì-venerdì ore 15.30-19.30
sabato ore 11-13 / 15-19.30
altri orari su appuntamento

Fino al 23 giugno 2019

WEGIL: DAL 30 MARZO NUOVI EVENTI SERALI E LA MOSTRA

“POETI A ROMA. RESI SUPERBI DALL’AMICIZIA”

Proseguono gli eventi culturali del WeGil, l’hub culturale della Regione Lazio che, con una nuova programmazione trimestrale frutto dell’ultimo avviso pubblico, offre un ricco calendario di spettacoli, performance, dj set, concerti, festival e incontri in programma il venerdì e il sabato sera dal 30 marzo al 22 giugno 2019. In calendario anche 3 appuntamenti dedicati all’enogastronomia a cura di Agro Camera e, dal 30 marzo al 23 giugno 2019, la nuova mostra “Poeti a Roma. Resi superbi dall’amicizia”, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da AGCI Lazio in collaborazione con LAZIOcrea, a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno.

LA MOSTRA

Il nuovo trimestre culturale del WEGIL è accompagnato anche dalla mostra "Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia", promossa dalla Regione Lazio, organizzata da AGCI Lazio in collaborazione con LAZIOcrea e aperta al pubblico dal 30 marzo al 23 giugno 2019, raccoglie oltre 250 fotografie originali che ritraggono questi scrittori e poeti per le vie della capitale, durante perlustrazioni, serate di presentazione, cene, feste in casa, fino a giungere al ricordo della morte di Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo di Ostia, con scatti di Antonio Sansone, Tazio Secchiaroli, Rodrigo Pais, Dario Bellini, Guglielmo Coluzzi, Francesco Maria Crispolti, Jerry Bauer, Ezio Vitale, Alberto Durazzi ecc. Inoltre saranno esposti prime edizioni, inserti, riviste e rare incisioni discografiche. L’esposizione, a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno, è il racconto di un’intera stagione, di un momento incantato della città di Roma, tra gli anni ’60 e ’70, quando poeti e scrittori, felici e desiderosi di creare, costituirono una sorta di comunità d’amicizia.

GLI EVENTI SERALI

Il primo appuntamento, sabato 30 marzo alle 21, è con lo spettacolo comico dei due amici cabarettisti Sergio Giuffrida e Gianluca Irti “Lui è più cattivo di me”, a cura del Centro Culturale Artemia, che alterna monologhi di satira a divertentissimi sketch, nato dal successo della pagina Facebook “Grilletto Facile”.

Venerdì 5 aprile alle 21 un monologo di Michele Santeramo intitolato “Storie dal Decamerone – Una guerra” con Anna Foglietta che affronta un tema caldo del momento, raccontando la storia di una donna che per salvare i due figli dal suo paese in guerra decide di affrontare il viaggio che molti si trovano costretti a intraprendere, attraverso il mar Mediterraneo. A cura di A.C. Playtown Roma insieme a Everychildismychild Onlus.

Sabato 6 il WeGil ospita un evento a cura di Artestudio: alle 20 il workshop “Animalità a teatro”, alle 21.15 “Ofelia o la macellazione degli animali domestici”, uno spettacolo di Riccardo Vannuccini seguito, alle 22.30, dallo showcooking “Cena senza animali”.

Una frizzante serata di danze sudamericane, la Chacarera e la Zamba, è prevista venerdì 12 aprile alle ore 20 con una lezione introduttiva ai balli di Antonella Mazzetti accompagnata da una selezione musicale di Marco Pasquali, per poi partecipare alla Milonga Peña Folklorica. A cura di Zip_Zone d’Intersezione Positiva.

Sabato 13 alle 20, WeGil ospita una serata di comicità, clown, giocolerie, burlesque e DJ-night nata dalla sinergia del NaufragarMèDolce con Movimento Comico e INCA Italia per trascinare il pubblico nel turbine del divertimento: fino all’una di notte, cinque ore di sana follia dove si ride, si mangia, si balla, ci si conosce… nella leggerezza di una “Follerie!”.

Il 19 e il 20 aprile dalle 20 con “LPM 2019 Preview” in programma un week-end ad ingresso gratuito dedicato Audio Visual Digital Art. Previsti due eventi, RomeAge e Gravitationawaves con Screenings e Live Performance Audio Video. A cura di Flyer in comunicazione con LPM Live Performers Meeting, Live Cinema Festival, Fotonica Festival, FLxER, AVnode.

“Little Italy - Vintage Festival” è un festival inedito di musica swing, jazz e rocknroll che fonde le molteplici varianti musicali del primo novecento con le forme contemporanee di danza sociale o artistica ad essi ispirati. È proprio il WeGil a ospitare il 26-27 aprile dalle 20 questa prima edizione in un susseguirsi di lezioni, workshop, concerti e momenti di collettività.

Chiara Becchimanzi, premio Comedy Roma Fringe 2016, tra le 100 eccellenze creative del Lazio 2018, il 3 maggio alle 21, conduce una sensuale, emozionante e autoironica terapia di gruppo dal titolo “Girls just wanna have…??? – fearless”, accompagnata dalla musica di Alessio Righi, per smontare tabù sessuali ancora attuali. Evento a cura di Valdrada Compagnia Teatrale.

Segue “We Circus”, venerdì 10 maggio dalle 20, con due spettacoli (alle 20 e alle 22) e un intermezzo musicale-mangereccio (alle 21) accompagnati da un poetico bigliettaio e diversi bizzarri personaggi ... in un'unica e variegata serata interamente dedicata al circo e al clown teatrale. A cura di Associazione Culturale RYTO.

Per rivivere gli anni ’90 e 2000, sabato 11 maggio alle 20.30 è in programma, invece, l’evento “Storia interattiva della canzone italiana”, un viaggio nei 20 anni di grandi successi della musica italiana: dagli 883 a Vasco, da Daniele Silvestri ai Lunapop, per concludere con gli inizi della scena Indie. Una serata per ascoltare e raccontare 20 canzoni di quegli anni, scelte dal pubblico ed eseguite dal vivo dalla Spaghetti Band e da alcune giovani voci della nuova scena romana. A cura di Arte2o.

Un nuovo appuntamento con il teatro, invece, è in programma venerdì 17 maggio alle 21 con “La vita è una beffa” di e con Daniele Parisi, un one man show tra cibo, amore, malattia ed esistenzialismo. Spettacolo in continua evoluzione che sistematizza pezzi di repertorio con pezzi inediti. Il linguaggio teatrale prova a scendere dal palco e a dialogare tra il pubblico. A cura di 369gradi.

Sabato 18 maggio alle 20 è la volta di una giornata dedicata all’arte di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, un combinato artistico inimitabile nel panorama teatrale contemporaneo, Leoni d’oro alla carriera per il Teatro 2018. “Incontri d’autore. Retrospettiva Rezza Mastrella” parte con la proiezione di alcuni estratti video e prosegue con il confronto dei due artisti con il pubblico. A seguire concerto e sonorizzazione live di brani scelti declamati da Antonio Rezza a cura di Federico Carra. Evento a cura di Artinconnessione Nuova.

“Errore Digitale @WeGil!” in programma il 24 e 25 maggio presenta un’inedita rassegna di opere e performance di Glitch portando per la prima volta a Roma alcuni tra gli esponenti più̀ influenti della scena europea e italiana. Due giorni di live audio visivi, performance, installazioni audio-video, lectures e talk durante i quali il pubblico viene coinvolto in un percorso esplorativo del WeGil: la “palestra del razionalismo” diviene il centro temporaneo dell’irrazionale.

Venerdì 31 maggio ore 21 è la volta del concerto “Musica da ripostiglio”, una realtà musicale nata dal ventennale sodalizio artistico di Luca Pirozzi e del chitarrista Luca Giacomelli, a cui si sono aggiunti Raffaele Toninelli al contrabbasso ed Emanuele Pellegrini alla batteria. Vengono

presentati in anteprima alcuni brani tratti dal nuovo disco e una selezione di classici italiani e internazionali. A cura di Associazione Culturale InArte.

Con il titolo “Juliette on the road” sabato 1 giugno alle 20, Twain Centro di Produzione Danza Regionale presenta in anteprima assoluta un percorso di performances negli spazi di WeGil, ultima opera di Loredana Parrella che rivista il classico shakespeariano. Dieci danzatori invaderanno gli spazi, con azioni site-specific, corpi, musica, voce, in un racconto corale, con l'accompagnamento innovativo di un dj set. A cura di Circolo Culturale Argostudio realizzato da Cie Twain.

Venerdì 7 giugno alle 20 in programma “Zama Zalib Music & Arts Festival” festival di musica alternativa della scena giovane romana che unisce live painting, performance teatrali e video mapping. Evento a cura di Zalib & i Ragazzi di Via della Gatta.

Una serata di teatro e musica per riflettere sulla giustizia, sul senso della condanna e della detenzione e sul tempo che compone l’esistenza di chi si trova a vivere o combattere il mondo della delinquenza: sabato 8 giugno alle 20.30 in scena con lo spettacolo “Prigionieri dell’Arte: Ora d’aria” e, a seguire, “Terapia d’urto”, con un trio rock&blues composto da Paolo Petrilli, Enzo Pitta e Roberto Turco. A cura di VOX Communication.

Venerdì 14 giugno alle 20 una serata a cura di Triangolo Scaleno Teatro che prevede un laboratorio pratico sulla tessitura per bambini dai 6 ai 12 anni e la performance “Josefine - Conversazione_Primo tempo” che parte dal racconto di Kafka “Josefine, la cantante ovvero il popolo dei topi” rappresenta come l’affermarsi di atti che sembrano impossibili sposti la percezione collettiva e faccia compiere un salto alla storia. A seguire aperitivo e DJ set.

Sabato 15 giugno alle 21 va in scena dello spettacolo “Sulla luna ci siamo stati (e non abbiamo trovato alcuna bufala!)”: un lungo racconto sulla "smontatura" di tutte le teorie di chi non crede che l'uomo sia sbarcato sulla luna, tra curiosità e aneddoti sconosciuti al grande pubblico. A cura di Imprenditori di Sogni.

Un ensemble musicale venerdì 21 giugno alle 21 presenta “Toccata & fuga. Vacanze romane. Un’emozione senza fine” per accompagnare lo spettatore in un viaggio nel melodramma e nel repertorio italiano tra Verdi, Rossini, Puccini, Bellini, Leoncavallo, con contaminazioni create ad arte da brani della migliore tradizione musicale, italiana ed internazionale. A cura di GV srl.

La programmazione del trimestre si chiude sabato 22 giugno alle 21 con lo spettacolo “Sobre las olas” degli artisti di Algeciras Flamenco. Un insieme di palos flamencos - milonga, rumba, vidalita, colombiana e guajira - che conducono lo spettatore in uno spazio immaginario e colorato, attraverso cuadros flamencos, chitarra, cante, baile. Evento a cura di Fondamenta

GLI APPUNTAMENTI ENOGASTRONOMICI

La programmazione degli eventi enogastronomici ad ingresso gratuito realizzati in collaborazione con Agro Camera riparte lunedì 27 maggio ore 10 con il meeting conclusivo del progetto europeo PEFMED, “L’impronta ambientale di prodotto (Pef): le opportunità per favorire l’economia circolare nell’industria agroalimentare” all’interno del quale saranno comunicati i risultati principali raccolti dalle azioni pilota condotte su un paniere di prodotti in diverse regioni europee (evento a cura di Federalimentare e ENEA). Lunedì 3 giugno ore 10 WeGil ospita “La fabbrica della reputazione” una giornata di lavoro in cui i territori del Lazio incontrano i territori rurali italiani per confrontarsi sulle migliori strategie di valorizzazione e narrazione delle identità locali. Infine, domenica 9 giugno ore 10 si tiene, infine, la giornata conclusiva del festival internazionale “Cerealia 2019 – IX edizione” con show-cooking, degustazioni e tavoli di presentazione di aziende italiane e tunisine (evento a cura di Cerealia Festival).

29 marzo 2019

WeGil

Largo Ascianghi 5 – Roma

[email protected] – www.wegil.it

334 6841506

 

Fino al 29 giugno 2019

 ore 18.00

AFTERMODERNISM

A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson

David LaChapelle 

Mucciaccia Contemporary
La galleria Mucciaccia Contemporary, dà avvio a una nuova sfida, esponendo in Italia un inedito gruppo di artisti internazionali riuniti dal grande collezionista americanoHubert Neumann sotto la sigla AFTERMODERNISM: il primo capitolo di questa serie di mostre è dedicato a James Busby e Justin Samson.

La Galleria Mucciaccia presenta il notissimo artista americano David LaChapelle in una mostra che celebra la sua carriera, dagli esordi agli ultimi lavori.
Le due esposizioni, che hanno ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, si propongono come vetrina sull’America odierna, una singolare analisi sull’evoluzione dell’arte contemporanea e sull’approccio del collezionismo attuale.

 

 

MUCCIACCIA CONTEMPORARY

AFTERMODERNISM.
A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson

 

 

La Galleria Mucciaccia Contemporary apre al pubblico la mostra Aftermodernism. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.
Con dieci opere di James Busby (Rock Hill, SC, USA, 1973) e quindici di Justin Samson (Milford, CT, USA, 1979), il progetto espositivo intende presentare in Italia un nuovo gruppo di artisti internazionali (prevalentemente americani o residenti in USA, ma con una discreta presenza anche di europei) riuniti sotto la sigla AFTERMODERNISM, da parte di uno dei più grandi e singolari collezionisti del nostro tempo, Hubert Neumann. Ottantasettenne con una passione smodata per l’arte contemporanea ereditata dal padre Morton, Neumann possiede una raccolta di oltre 2.600 opere (molte delle quali capolavori) del Cubismo, Astrattismo europeo, Scultura d’avanguardia, Espressionismo Astratto americano, Pop Art e Graffitismo, di alcuni dei più importanti artisti del XX secolo. Tra questi Picasso, Léger, Miró, Kandinsky, Kline, Giacometti, Dubuffet, Rauschenberg, Lichtenstein, Haring, Basquiat, Koons, solo per citarne alcuni.
L’unico filo conduttore su cui si basa questa straordinaria collezione è la conoscenza diretta degli artisti. Dotato di un fiuto eccezionale come il padre, Neumann ha continuato a selezionare, all’albore dei loro esordi, artisti che sarebbero poi diventati di fama internazionale.
Negli ultimi anni la sua attenzione di collezionista si è focalizzata su un gruppo di artisti (per lo più generazione anni Settanta, Ottanta e Novanta), attualmente una quarantina in tutto, in cui Neumann ravvisa quella che per lui è una vera e propria nuova corrente artistica su cui investire, definita appunto AFTERMODERNISM, di cui James Busby e Justin Samson sono i primi esponenti a essere presentati in Italia.
Il catalogo in mostra, a cura di Cesare Biasini Selvaggi ed edito per i tipi di Carlo Cambi editore, rappresenta il primo di una serie che sarà dedicata agli artisti di AFTERMODERNISM.
James Busby è nato nel 1973 a Rock Hill (South Carolina) e vive e lavora a Chapin in South Carolina. Sue mostre si sono tenute in numerose gallerie e musei, ha partecipato a 40 mostre collettive negli Stati Uniti. Busby ha esposto inoltre in mostre a Londra, Parigi, Stoccolma e Instanblul. Ha partecipato a diverse fiere d’arte a Miami, Houston, Stoccolma, Istanbul e New York City, tra cui l'International Armory Show di New York, Untitled Art Fair, Scope NY e Untitled Art Fair, Miami.
Justin Samson è nato nel 1979 a Milford (Connecticut) e vive e lavora a New York. Nel 2003 consegue la laurea in Fine Arts presso la School of Visual Arts di New York. Samson ha collaborato con le gallerie John Connelly Presents e Kravets|Wehby Gallery ed è attualmente rappresentato dalla Neumann Wolfson Art. Gli sono state dedicate diverse mostre personali e collettive.
INFORMAZIONI:
Mostra: AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson
Curatore: Cesare Biasini Selvaggi
Sede: Mucciaccia Contemporary, piazza Borghese 1/A, Roma
Inaugurazione: mercoledì 17 aprile 2019, ore 18.00
Apertura al pubblico: 18 aprile – 29 giugno 2019
Orari: martedì – sabato, 10.30 – 19.00; domenica e lunedì chiusi
Informazioni: T. +39 06 68309404 | [email protected] 

Fino al 30 giugno 2019

Verdi Armonie. I Giardini di Roma all’acquerello

10/05 - 30/06/2019
Museo Pietro Canonica a Villa Borghese

Circa 60 acquerelli di vario formato con i giardini di Roma realizzati da sette artisti contemporanei: Raffaele Arringoli, Emanuela Chiavoni, Fausta D’Ubaldo, Sergio Macchioli, Gabriella Morbin, Luisa Saraceni (Luz) e Silvano Tacus.

La curatrice, Stefania Severi, attraverso questi acquerelli ha voluto ricreare un fantastico giardino all’interno della Casa - Museo che documentasse come Roma debba andar fiera del suo patrimonio verde sempre in dialogo armonico col suo inestimabile patrimonio d’arte.

Fino al 2 luglio 2019

Cuori di Cristallo la mostra personale di GIULIANO MACCA 

RvB Arts 

Vernissage e cocktail giovedì 16 e venerdì 17 maggio 2019 dalle 18.00 alle 22.30 RvB Arts - Via delle Zoccolette 28, 00186 Roma Antiquariato Valligiano - Via Giulia 193, 00186 Roma info 3351633518 | www.rvbarts.com la mostra resterà aperta fino a martedì 2 luglio orari: 11:00-13:30 e 16:00-19:30; domenica e lunedì chiuso Curatrice e organizzazione: Michele von Büren di RvB Arts Testo critico: Luisa Grigoletto info 3351633518 | www.rvbarts.com Nel 2018, RvB Arts ha lanciato il suo progetto MANI, acronimo di Manualità Armonia Narrazione Italiana con il quale voleva affermare un'identità incentrata sui giovani artisti in cui il rapporto con le radici nella tradizione artistica italiana e i suoi “mestieri” è sempre fonte di nutrimento. Quest’anno, per la seconda edizione della manifestazione, RvB Arts presenta la mostra personale di GIULIANO MACCA, un emergente artista siciliano che con il suo lavoro rappresenta perfettamente i punti cardine che hanno guidato le scelte curatoriali della galleria fin dal principio. Cuori di Cristallo è il titolo scelto da Macca (Noto, 1988) per la sua nuova, inedita collezione di ritratti. Macca non si sofferma solo sulle caratteristiche fisiche che contraddistinguono ciascun individuo; si concentra anche sugli aspetti intimi, nascosti ed emozionali, facendo così affiorare in superficie una realtà interna altra, che, con la sua forza, delinea gli sguardi e scolpisce gli zigomi. Dallo sdoppiamento dell’immagine e attraverso la moltiplicazione degli occhi cogliamo la complessità dell’identità, costituita da vari elementi che coesistono. I suoi ritratti introspettivi mettono a nudo la persona; la neutralità dello sfondo ne accentua la solitudine e allo stesso tempo il pathos e la fragilità – il cuore di cristallo. MANI si tiene con cadenza annuale a maggio a RvB Arts. Con il ripetersi della manifestazione, la galleria si propone di fare una presentazione annuale dei suoi artisti più rappresentativi di questo progetto: MANUALITÀ intesa come capacità tecnica e il recupero del “mestiere”; ARMONIA intesa come desiderio di riportare al centro dell'arte l'emozione, per raggiungere anche quel pubblico vasto e variegato che spesso si sente alienato dall'arte contemporanea; ma anche come capacità di far convivere in un unico progetto linguaggi così eterogenei; NARRAZIONE intesa come predilezione del racconto, forma espressiva capace di favorire la connessione tra opera e fruitore; ITALIANA in quanto l'immaginario degli artisti coinvolti si è formato in questo paese, diventando parte fondante della loro ricerca. MANI è inoltre la manifestazione della ricca e sempre più apprezzata attività di talent scout di Michele von Büren, gallerista e curatrice di RvB Arts. Molti dei suoi artisti hanno infatti vinto premi e partecipato a eventi internazionali, ottenendo riconoscimenti condivisi dalla critica e dal mercato. 

Michele von Büren: creatrice di RvB Arts; 

www.rvbarts.com - [email protected] 

Ufficio stampa: Caterina Falomo; tel 346.8513723; [email protected]

Fino al 19 luglio 2019

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KIRIBATI

Fondazione Pastificio Cerere 

rogetto di Antonio Fiorentino a cura di Marcello Smarrelli

Inaugurazione mostra: martedì 19 marzo 2019, ore 19.00

Apertura al pubblico: 20 marzo - 19 luglio 2019

Presentazione video: lunedì 15 aprile 2019, ore 19.00

Fondazione Pastificio Cerere via degli Ausoni 7 - Roma

COMUNICATO STAMPA Martedì 19 marzo 2019 alle ore 19.00 la Fondazione Pastificio Cerere presenta Kiribati, mostra personale dell'artista Antonio Fiorentino, a cura di Marcello Smarrelli. Il progetto è realizzato con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell'ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Antonio Fiorentino esporrà per la prima volta una serie di opere realizzate dopo il suo soggiorno tra il luglio e l’agosto 2018 nelle isole Kiribati, stato insulare dell’Oceania composto da 33 isole sparse in un’area larga quattromila chilometri da est a ovest e duemila da nord a sud. Kiribati si trova sulla linea internazionale del cambio di data ed è il primo stato a salutare la nuova alba, il nuovo giorno, il nuovo anno: in qualche modo si può dire che “sia nel futuro”. Ma il futuro di questo paese è apocalittico perché rischia di scomparire per sempre nell’arco di pochi decenni (secondo le previsioni entro i 30 o 50 anni), poiché l’innalzamento dei mari causato dal riscaldamento globale sta sommergendo a poco a poco il territorio delle isole. Guidato da queste suggestioni, Fiorentino ha creato un gruppo di opere che descrivono il suo viaggio alla ricerca del futuro, cercando di rispondere ad un enigma irrisolvibile, in cui si sente l’eco, trasmutata dalla percezione di un giovane artista contemporaneo, di quel capolavoro straordinario di Paul Gaugin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1897-98), considerato il suo testamento non solo artistico ma anche spirituale. La linea del tempo a Kiribati perde il suo confine, permette distorsioni che hanno portato l’artista a “viaggiare nel tempo”, in una dimensione sospesa e indefinita, casuale, in un continuo rimando volto a valutare la prospettiva a seconda della direzione percorsa. Così, l’idea di futuro perde la sua connotazione tradizionale, il suo dualismo, positivista o catastrofista, per lasciare spazio a nuove e più libere interpretazioni. Il 15 aprile 2019, a completare il percorso della mostra, sarà presentato in anteprima il video dal titolo Kiribati, realizzato dall'artista sull'isola. Il video sarà esposto nello Spazio Molini situato nei sotterranei del Pastificio Cerere, recentemente recuperato a seguito dei lavori di risistemazione dell’antico mulino della ex fabbrica di pasta. BIOGRAFIA: Antonio Fiorentino (Barletta, 1987) vive e lavora tra Milano e New York. Ha ricevuto premi per artisti emergenti, tra cui il Talent Prize 2015 e il New York Prize XVI. Le istituzioni nazionali e internazionali dove ha esposto sono: Istituto Italiano di Cultura di New York (2018); MUSAC, Leon, (2018); MUHNAC, Lisbona, (2017); HANGAR, Lisbona, (2017); ISCP, New York, (2017); Istituto Svizzero, Roma, (2017); La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma, (2016); HIAP, Helsinki, (2016); Kunst Meran, Merano (2015); Centro di Arte Contemporanea Villa Arson, Nizza, (2014); American Academy, Roma, (2013); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, (2012). Roma, dicembre 2018 MATERIALI E FOTO AL LINK: https://www.dropbox.com/sh/tnawjbuynunh392/AADHCMiLaGAG8ZwEPRZkyIyta?dl=0 UFFICIO STAMPA MOSTRA Maria Bonmassar Tel +39 06.48.25.370 |Cell +39 335.490.311 | [email protected] SEGRETERIA ORGANIZZATIVA Claudia Cavalieri e Emanuela Pigliacelli [email protected] | www.pastificiocerere.it | Tel. +39 06 45422960 INFORMAZIONI MOSTRA Titolo: Kiribati Artista: Antonio Fiorentino Curatore: Marcello Smarrelli Sede: Fondazione Pastificio Cerere, via degli Ausoni 7 – Roma Inaugurazione: martedì 19 marzo 2019, ore 19.00 Apertura al pubblico: 20 marzo – 19 luglio 2019 Orari: dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00; il sabato dalle 16.00 alle 20.00 (fino al 25 maggio 2019). Presentazione video: lunedì 15 aprile 2019, ore 19.00 Ingresso gratuito

HELEN FRANKENTHALER
Sea Change: A Decade of Paintings, 1974–1983

March 13–July 19, 2019

Gagosian

Via Francesco Crispi 16
00187 Rome
 

About

Draw in and on the entire surface of it, color it in part, and make it a kind of sea.
—Helen Frankenthaler

Gagosian is pleased to present an exhibition of paintings by Helen Frankenthaler in Rome, coinciding with an exhibition of her work at the Palazzo Grimani, Venice, on the occasion of the 58th Venice Biennale.

In the summer of 1974, Frankenthaler rented a house at Shippan Point in Stamford, Connecticut, facing the waters of Long Island Sound, marking the beginning of an important period of change for her work. Sea Changecomprises twelve canvases that Frankenthaler painted between 1974 and 1983, which reflect her responses to the changing appearance of the wide vistas and moving tides.

One of the earliest canvases, Ocean Drive West #1 (1974), is explicitly oceanic with its floating horizontal bands, seeming to recede across an expanse of transparent blue. In Jupiter (1976) and Reflection (1977), the bands are bunched together and turned to the vertical, appearing to all but dissolve. In both of these paintings, the warm earth colors of the bands contrast with a cool, aqueous blue-green, evoking the meeting of land and water. The large, wide canvases, Tunis II and Dream Walk Red (both 1978), emanate warmth, with densely layered dark red, rose, crimson, sienna, and scarlet. In this period, Frankenthaler talked about “doing more to each picture,” to create something at once more complex and complete.

Fino al 15 settembre 2019

La Fratelli Toso: i vetri storici dal 1930 al 1980

18/05 - 15/09/2019
Musei di Villa Torlonia, 
Casina delle Civette

La mostra ripercorre la produzione artistica di una delle vetrerie più importanti e innovative di Murano, precisamente quella dal 1930, anno che corrisponde all’inizio di una ricerca e innovazione delle tecniche vetrarie più antiche, fino al 1980, anno della chiusura definitiva della Fratelli Toso.

La mostra è organizzata da Il Mondo del Vetro, società che da più di 20 anni si occupa di vetro storico muranese, in collaborazione con Caterina Toso, attuale proprietaria della collezione privata Fratelli Toso e del relativo archivio.

In mostra saranno esposte più di 60 opere in vetro, tutti pezzi unici esposti precedentemente solo in importanti eventi internazionali, come le Biennali di Venezia e le Triennali di Milano. Tutte le opere provengono direttamente dalla collezione privata della Fratelli Toso e saranno accompagnati dai relativi bozzetti e foto storiche, conservate nell’archivio storico Fratelli Toso.

Una parte della mostra sarà dedicata all’approfondimento della murrina, tecnica molto utilizzata dai Fratelli Toso e da loro rivoluzionata, tanto da guadagnarsi il nome di “murrinari”.

Informazioni

Luogo
Musei di Villa Torlonia
, Casina delle Civette
Orario

Dal 18 maggio al 15 settembre 2019
da martedì a domenica ore 9.00-19.00 - la biglietteria chiude 45 minuti prima
N.B. per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli Avvisi

Biglietto d'ingresso

Vedere la pagina: Biglietti e audioguide

 

Informazioni

Tel 060608 (tutti i giorni 9.00-19.00)

Tipo
Mostra|Documentaria
Prenotazione obbligatoria:
No
Altre informazioni

Promossa da    
Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Organizzata da   
Il Mondo del Vetro

Servizi museali
Zètema Progetto Cultura

Sponsor sistema musei civici

Sponsor tecnico
Ferrovie dello Stato Italiane

Media Partner
Il Messaggero

Servizio di Viglianza
Unisecur Srl Security

Giorni di chiusura
Lun

Fino al 20 settembre 2019

Poesia e destino
La fortuna italiana del Werther | Wie Italien den Werther las
Una mostra della Casa di Goethe a cura di Maria Gazzetti

Inaugurazione della mostra | Ausstellungseröffnung
23.5.2019    ore 19.oo-21.oo

L’esposizione è in contemporanea con la mostra „Goethe: Verwandlung der Welt“ della Bundeskunsthalle di Bonn (17.05-15.09.19), realizzata a sua volta in cooperazione con laCasa di Goethe, la Klassik Stiftung Weimar, il Frankfurter Goethehaus e il Goethe Museum Düsseldorf e patrocinata dal presidente della Repubblica Federale di GermaniaFrank-Walter Steinmeier.

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Casa di Goethe
Via del Corso, 18
00186 Roma

Mar-Dom 10:00-18:00
(ultimo ingresso 17:30)
Ogni domenica alle ore 11:00 visita guidata in italiano inclusa nel biglietto.

Fino al 22 settembre 2019

Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’ottocento a oggi


27/03 - 22/09/2019
Museo di Roma

La mostra intende presentare l’arte fotografica a Roma coprendo un arco temporale che va dalla nascita della fotografia ai giorni nostri.

Con circa 320 immagini conservate nelle ricche raccolte del proprio Archivio Fotografico, il Museo di Roma a Palazzo Braschi celebra i 180 anni della nascita ufficiale della fotografia con uno straordinario excursus negli ambiti più significativi della storia fotografica della capitale prima dell'avvento del digitale.

L’arte fotografica a Roma nasce prestissimo: già nel 1839, anno della presentazione di Daguerre all’Accademia delle Scienze di Parigi del sistema da lui inventato per fissare le immagini su una lamina argentea, cominciano ad operare i primi dagherrotipisti. Negli anni a seguire Roma è una delle prime città italiane a registrare il passaggio alla fotografia stampata su carta da un negativo, che sarà anch’esso di carta e poi successivamente di vetro. Nella Città Eterna, pur stretta nella morsa del governo temporale papalino, e negli altri stati italiani, pur agitati dagli eventi che portarono all’unità, si assistette ad una grande diffusione della fotografia che si inserì nella scia del vedutismo sia pittorico che incisorio, per trovare in esso un rapido campo di espansione e commercializzazione, ma che in realtà destabilizzò consolidati modi artistici e antichi sistemi di riproduzione, tanto da suscitare a più riprese l’interesse dei governanti per un sua regolamentazione. Dal punto di vista iconografico la fotografia ottocentesca prese le mosse dalla pittura, nel campo della veduta e del ritratto, cercando ed ottenendo all’ombra di questa una legittimazione delle sue potenzialità artistiche ed una discolpa dall’accusa di mera riproduzione del reale. Si dovette aspettare la fine dell’epopea risorgimentale e l’annessione al regno italiano perché si creassero a Roma i validi presupposti per un rapido incremento della fotografia intesa non più solo come tecnica di riproduzione legata al mercato delle immagini-ricordo, ma per un suo più consapevole uso nei vari campi in cui poteva essere applicata: il ruolo di capitale portò ad un aumento delle occasioni pubbliche oltre che della popolazione e delle opportunità di lavoro.

Suggerendo diversi percorsi di visita, la mostra muove dagli esordi della fotografia in città, con artisti attivi già a ridosso dell’invenzione della nuova tecnica, attraversa le epoche che videro mutare sempre più radicalmente il volto della città, per giungere, senza soluzione di continuità, all’opera di artisti viventi, che hanno operato in un significativo rapporto con Roma Capitale.
Il racconto per immagini si snoda per 9 sezioni dedicate alle diverse tematiche, declinazioni e tecniche, di questo affascinante processo.

Si parte con Sperimentare con la luce: nascita e progressi della fotografia in cui si alternano il dagherrotipo, la carta salata e l’albumina, esplorati dai primi fotografi, Giacomo Caneva, Frédéric Flachéron, Eugène Constant, Alfred-Nicolas Normand, James Anderson, Robert MacPherson, veri pionieri che si spostavano tra città e campagna con ingombranti attrezzature, spesso accompagnati da pittori, ponendosi in piena continuità con l’arte del proprio tempo.

Documentare l'Antico: percorsi tra le rovine, racconta come la nuova tecnica sia stata presto utilizzata anche nell’indagine archeologica, incentrata fin dagli esordi sulle vestigia classiche e sui principali monumenti della città.

In una selezione concentrata sul valore quasi puramente simbolico del luogo di culto per eccellenza della cristianità, le immagini proposte nella sezione Centro della cristianità lasciano emergere la Basilica di San Pietro in alcune caratteristiche sue peculiari: da un lato nell’aspetto più solenne e ufficiale, con la grandiosa cupola michelangiolesca che sovrasta la città e il cui armonioso profilo è ormai parte integrante della cultura visiva di tutti i romani; dall’altro nella sua anima quasi “familiare”, che si rivela negli scorci più nascosti di vita quotidiana all’interno delle mura vaticane, nelle grandi riunioni di piazza in lunga attesa di eventi storici o semplicemente della benedizione papale.

Quarta tappa della visita la sezione Vie d’acqua: la presenza del fiume e le fontane monumentali con diverse immagini che rappresentano il condizionamento operato nei secoli dalla presenza dell’acqua, del Tevere in particolare, ma anche degli acquedotti e delle fontane.

A seguire, Un eterno giardino: Roma tra città e campagna documenta il patrimonio naturalistico ancora straordinario di Roma, nell’opulenza di giardini e parchi.

Il percorso espositivo prosegue con la sezione dal titolo La nuova capitale: dai piani regolatori di fine Ottocento alla città moderna, dedicata alle trasformazioni urbanistiche che nei secoli mutarono il volto dell’Urbe, per adeguarla dapprima al ruolo di nuova capitale d’Italia, poi di ideale palcoscenico del regime fascista, o per renderla infine la città moderna che tutti conosciamo.

Largo spazio è riservato anche alla quotidianità della vita romana: nella settima sezione, Occasioni di vita sociale, la fotografia si fa tramite di una modalità specifica di comunicazione della storia sociale che, fino ai giorni nostri, restituisce l’immagine della città in tutta la sua vivacità.

Attraverso lo specchio: negativi su lastra di vetro propone, in una suggestiva presentazione, una serie di lastre ottocentesche in vetro retro-illuminate.

Il percorso si chiude nelle sale al pianterreno con la sezione Ritratti dedicata alla fotografia di figura, con ritratti di personaggi famosi, modelli in posa e interni di studi d’artista ottocenteschi, ma anche con tableaux vivants, i “quadri viventi” di grande fortuna tra fine Ottocento e primo Novecento, che sottolineano ulteriormente il rapporto di stretta complementarietà affermatosi anche a Roma tra fotografia e pittura.

La mostra sarà inoltre accompagnata da una serie di conferenze e workshop su tematiche specifiche.

Il Museo di Roma, che attraverso le sue preziose opere d’arte racconta la storia della città in chiave storico-documentaria, si configura come sede ideale per ospitare questa esposizione le cui immagini illustrano gli aspetti della Roma del tempo con la riproduzione dei suoi più celebri monumenti antichi e moderni, oltre ad alcuni ritratti di personaggi e di modelli per artisti.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Flavia Pesci e Simonetta Tozzi.

Orario

Dal 27 marzo 2019 al 22 settembre 2019
dal martedì alla domenica ore 10.00-19.00 la biglietteria chiude alle ore 18.00
Giorni di chiusura: lunedì (ad eccezione di lunedì 22 aprile 2019 - Pasquetta - in cui il museo sarà aperto al pubblico) e 1 maggio

Museo di Roma

Volti di Roma alla Centrale Montemartini

Fotografie di Luigi Spina
18/04 - 22/09/2019
Centrale Montemartini

Mostra fotografica nata dall’incontro tra la Sovrintendenza Capitolina e il progetto di ricerca sulla ritrattistica antica al Museo Centrale Montemartini elaborato dal fotografo Luigi Spina tra il 2018 e gli inizi del 2019.

La mostra fotografica propone una selezione di 60 fotografie in bianco e nero, formato 50 x 60 cm, che il fotografo Luigi Spina ha realizzato con banco ottico, tecnica già utilizzata dall’autore con risultati di alto livello, e ha poi personalmente stampato a mano.

Le immagini fotografiche ritraggono 37 volti antichi in marmo o travertino, significativi esempi delle collezioni capitoline al Museo Centrale Montemartini, alcuni oggetto di più scatti e tutti scelti dall’autore per le loro potenzialità espressive. Si tratta di ritratti di epoca repubblicana e imperiale, che raffigurano personaggi la cui identità ci è nota, ma anche volti di sconosciuti, oltre ad alcune teste ideali, copie romane da originali greci.

Ponendosi per lunghe silenziose giornate davanti ai volti antichi, Luigi Spina li ha svelati, li ha profondamente compresi attraverso il mezzo che gli è più congeniale.

La fine ricerca fotografica di Luigi Spina ha portato alla realizzazione di immagini che, cogliendo vari e originali aspetti dei volti scolpiti, suggeriscono particolari e dettagli non sempre facilmente individuabili a una prima osservazione. I visitatori sono così invitati a intraprendere un nuovo originale percorso di visita, un vero e proprio viaggio che è vera scoperta della contemporaneità espressa dai tratti fisiognomici delle antiche sculture, proposte in tutta la loro vibrante umanità ed espressività.

L’allestimento prevede la distribuzione diffusa delle foto in tutte le sale del museo, collocate in prossimità dei soggetti che ritraggono, in modo che il visitatore possa apprezzare al meglio le suggestioni espresse dalle fotografie. Attraverso la personale sensibilità e interpretazione artistica di Luigi Spina può così tornare a osservare con uno sguardo diverso le opere esposte, diventando egli stesso protagonista del dialogo visivo tra i due diversi linguaggi artistici.

Il fotografo Luigi Spina, apprezzato fotografo d’arte, ha pubblicato importanti libri fotografici in cui esprime in maniera mirabile la sua visione della bellezza con la tecnica del bianco e nero a lui congeniale. Un esempio assai significativo del suo modo di intendere la fotografia di opere d’arte è il libro Diario Mitico, che raccoglie foto delle opere della Collezione Farnese nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e che è stato insignito nel 2018 della medaglia di bronzo per “design e concetto esemplari” nella categoria libri fotografici dell’International Creative Media Award for Books (ICMA).

L’inaugurazione della mostra è arricchita dalla presentazione del catalogo “Volti di Roma alla Centrale Montemartini. Fotografie di Luigi Spina”, a cura di Claudio Parisi Presicce e Luigi Spina, in cui la successione dei volti nelle immagini fotografiche di Luigi Spina segue la sensibilità del fotografo che ha colto una serie di richiami suggestivi tra le opere e ha creato un suo ideale percorso, un percorso visivo, non vincolato in alcun modo da cronologia e stile delle antiche sculture.

Un regesto finale a chiusura del volume fornisce un breve inquadramento storico-artistico delle opere antiche, oggetto degli scatti.

Fino al 13 ottobre 2019

Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione

24/01 - 13/10/2019
Galleria d'Arte Moderna

Un percorso attraverso le collezioni civiche di arte moderna e contemporanea alla scoperta dei modi e dei linguaggi attraverso cui gli artisti e le artiste, dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri, hanno rappresentato e interpretato la figura femminile, il suo fascino, il suo ruolo politico e sociale.

 

Inaugurazione: 23 gennaio 2019, ore 18.00

Apertura al pubblico:  24 gennaio 2019 – 13 ottobre 2019

Saranno presenti

Arianna Angelelli, Federica Pirani, Gloria Raimondi, Daniela Vasta

Curatrici della mostra

Una riflessione sulla figura femminile attraverso artisti che hanno rappresentato e celebrato le donne nelle diverse correnti artistiche e temperie culturali tra fine Ottocento, lungo tutto il Novecento e fino ai giorni nostri.

Circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica e fotografia, di cui alcune mai esposte prima o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni d’arte contemporanea capitoline - Galleria d’Arte Moderna e MACRO - a documentazione di come l’universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell’attenzione artistica, da oggetto da ammirare, in veste di angelo o di tentatrice, a soggetto misterioso che s’interroga sulla propria identità fino alla nuova immagine nata dalla contestazione degli anni sessanta.

Il percorso espositivo è accompagnato da materiale documentario, videoinstallazioni, documenti fotografici e filmici tratti da opere cinematografiche e cinegiornali, oltre che da video di performance e film d’artista.

Informazioni

Luogo
Galleria d'Arte Moderna
Orario

Dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019
da martedì a domenica ore 10.00 - 18.30
L’ingresso è consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura

N.B. per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli Avvisi

Biglietto d'ingresso

Intero: € 7,50 - ridotto: € 6,50

Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) :
intero: € 6,50 - ridotto: € 5,50
Ingresso gratuito per i residenti a Roma e nell'area della Città Metropolitana nella prima domenica di ogni mese

Gratuità e riduzioni
La MIC card è acquistabile nei musei e online all’indirizzo miccard.museiincomuneroma.it
Convenzioni

Informazioni

Tel 060608 (tutti i giorni 9.00 - 19.00)

Tipo
Mostra|Arte Moderna

Fino al 18 ottobre 2019

Mortali Immortali, tesori del Sichuan nell’antica Cina

26/03 - 18/10/2019
Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali

La mostra presenta reperti in bronzo, oro, giada e terracotta, databili dall’età del bronzo (II millennio a.C.) fino all’epoca Han (II secolo d.C.) provenienti da importanti istituzioni cinesi.

L’Esposizione è realizzata sotto la guida dell’Ufficio Provinciale della cultura del Sichuan e patrocinata dall’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia. L’intento della mostra è far conoscere i tratti evocativi della cultura del popolo Shu, raccontata attraverso i suoi oggetti più significativi, come le misteriose maschere in bronzo provenienti dagli scavi archeologici del sito di Sanxingdui.

Un percorso straordinario nella vita sociale e nel mondo spirituale dell’antico popolo Shu, che proprio su questa terra nel sud-ovest della Cina ha creato una civiltà unica. Saranno esposte eccezionali opere in bronzo, oro, giada e terracotta – databili dall’età del bronzo (II millennio a.C.) fino all’epoca Han (II secolo d.C.) – rinvenute nei siti di Sanxingdui e Jinsha (solo per citarne alcuni) e provenienti da importanti istituzioni cinesi come il Museo di Sanxingdui, il Museo del Sito Archeologico di Jinsha, il Museo del Sichuan, il Museo di Chengdu, l’Istituto di ricerca di reperti e archeologia di Chengdu, il Museo di Mianyang, il Museo Etnico Qiang della Contea di Mao.

Come le origini di Roma sono state legate al Tevere, così la nascita del popolo di Shu è stata segnata dallo scorrere dello Yangtze, il Fiume Azzurro. Il Fiume Azzurro costituisce il filo conduttore della mostra ed è significativamente tracciato sull’installazione dorata ispirata a un dragone cinese che invaderà lo spazio centrale della Grande Aula, accogliendo i visitatori. Questo e altri effetti scenografici potenziati dal contesto monumentale dei Mercati di Traiano esalteranno gli straordinari reperti, che per la prima volta sono presentati in un’esposizione così estesa in Europa, ora a Roma dopo la tappa di Napoli.

Il percorso della mostra guiderà il visitatore alla scoperta dell’antica civiltà del Sichuan attraverso opere di inestimabile valore accompagnate da ricostruzioni digitali, foto, video e diversi strumenti interattivi utili alla conoscenza del processo di rinvenimento e alla delineazione dello sviluppo temporale di questa antica civiltà cinese. Circondato da statue e vasi rituali, da statuette in terracotta ed enigmatiche maschere di bronzo, il pubblico imparerà a conoscere i tratti distintivi del popolo Shu, andrà alla scoperta della sua genesi e dell’evoluzione degli elementi religiosi e sociali, senza tralasciare la sua naturale predisposizione alla creatività, all’eleganza e alla bellezza riscontrabile negli elementi decorativi in oro, nelle opere in giada o nei reperti unici come il cavallo di Mianyang e il sole di Jinsha.

Davanti alla varietà di oggetti di uso comune, ai raffinati recipienti in legno laccato, ai particolari ritratti su mattone, si avrà la possibilità di percepire l’elevata qualità raggiunta dalla produzione artigianale durante la dinastia Han nonché comprendere la visione del popolo Shu riguardo ai temi della vita e della morte. Un atteggiamento romantico e ottimista di una popolazione non solo ricca ma anche profondamente pacifica.

Il progetto espositivo sarà articolato in due sezioni con altrettante tematiche racchiuse in una suggestiva visione d’insieme. La prima, dedicata alla Cultura religiosa dello stato di Shu, si concentrerà sul mondo spirituale raccontando i riti di un popolo dedito al culto del Sole attraverso le maschere di bronzo provenienti dagli scavi del sito di Sanxingdui. La seconda sezione, invece, tratterà La vita quotidiana del popolo Shu, ricostruendo le trame commerciali sviluppate nell’area del Sichuan attraverso bassorilievi su mattone della dinastia Han, figure umane e figurine di animali in ceramica.

Alle 130 opere esposte a Napoli, Roma vede eccezionalmente aggiunti 15 nuovi prestiti, tra i quali spiccano le due maschere e una testa di bronzo di Sanxingdui, ognuna fortemente caratterizzata. In particolare, una si differenzia da tutte le maschere finora rinvenute nel sito per la resa del viso più delicata e per il velato sorriso, elementi che hanno fatto pensare agli studiosi che rappresenti una divinità dell’antica cultura Shu.

In occasione della mostra Mortali Immortali, tesori del Sichuan nell'antica Cina la casa editrice Gangemi Editore International produrrà un catalogo di accompagnamento che fornirà un utile supporto di approfondimento per conoscere nel dettaglio i temi, le opere e la storia dell’antica civiltà cinese.

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Via Quattro Novembre, 94

Fino al 27 ottobre 2019

Claudio Imperatore

Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia
06/04 - 27/10/2019
Museo dell'Ara Pacis

Il racconto della vita e delle opere di Claudio, reso attraverso un allestimento originale fatto di immagini e suggestioni visive e sonore, costituisce la caratteristica saliente del percorso espositivo.

Il Museo dell’Ara Pacis ospita la grande mostra "Claudio Imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia" promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Ville de Lyon, curata da Claudio Parisi Presicce e Lucia Spagnuolo, con la collaborazione di Orietta Rossini, ideata dal Musée des Beaux-Arts de Lyon, che ha ospitato la sede francese dell’esposizione terminata lo scorso 4 marzo, su progetto curatoriale di Geneviève Galliano e Francois Chausson. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

La mostra guiderà i visitatori alla scoperta della vita e il regno del discusso imperatore romano, dalla nascita a Lione nel 10 a.C. fino alla morte a Roma nel 54 d.C., mettendone in luce la personalità, l’operato politico e amministrativo, il legame con la figura di Augusto e con il celebre fratello Germanico, il tragico rapporto con le mogli Messalina e Agrippina, sullo sfondo della corte imperiale romana e delle controverse vicende della dinastia giulio-claudia.
L'esistenza di Claudio è segnata da un destino singolare, che lo pone di fronte ad avvenimenti eccezionali, fatti di sangue, intrighi di corte, scelte politiche ardite.

Primo imperatore a nascere fuori dal territorio italico, a Lugdunum, odierna Lione, il 1 agosto del 10 a.C., era un candidato improbabile al comando dell’impero. Augusto, che dubitava delle sue attitudini politiche, gli avrebbe preferito di gran lunga il fratello Germanico, che tuttavia morì prematuramente in circostanze sospette. Come successore, il popolo e l'esercito avevano poi scelto Caligola, che di Germanico era il figlio, erede della fama del padre. Ma l'assassinio di Caligola, accoltellato nel suo stesso palazzo, metteva necessariamente Claudio al centro della crisi politica successiva. Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico diventava così, alla notevole età di cinquant'anni, il primo imperatore acclamato, dopo una lunga trattativa politico-economica, da un corpo militare, i pretoriani.
Anche i rapporti di Claudio con le sue quattro mogli sono segnati da congiure e vicende tragiche. La sua terza moglie, Messalina, più giovane di Claudio di 35 anni, rimane nota per i suoi molti vizi, veri o presunti, sebbene fosse la madre di Britannico, il primo erede maschio della dinastia giulio-claudia nato ad un imperatore regnante. Uccisa Messalina, con il consenso di Claudio, anche il destino di Britannico fu segnato: non conseguì mai il potere, vittima adolescente del fratellastro Nerone.
L'ultimo matrimonio di Claudio, quello con sua nipote Agrippina, gli sarà fatale. Agrippina, figlia di Germanico e sorella di Caligola, viene considerata l'artefice della sua morte, forse per avvelenamento. Alla morte di Claudio seguì la sua divinizzazione, la realizzazione di un tempio a lui dedicato sul Celio e la successione nell’impero del figlio di Agrippina, Nerone.

Il percorso espositivo al Museo dell’Ara Pacis, supportato dal lavoro aggiornato di storici e archeologi, traccia un’immagine di Claudio un po’ diversa da quella cupa e poco lusinghiera trasmessa dagli autori antichi. Ne emerge la figura rivisitata di un imperatore capace di prendersi cura del suo popolo, di promuovere utili riforme economiche e grandi lavori pubblici, contribuendo con la sua legislazione allo sviluppo amministrativo dell'Impero.
Il racconto della vita e delle opere di Claudio, reso attraverso un allestimento originale fatto di immagini e suggestioni visive e sonore, costituisce la caratteristica saliente del percorso espositivo e i personaggi della narrazione - presentati attraverso opere d’arte  di assoluto valore - saranno anche protagonisti di istallazioni che contribuiranno a rendere coinvolgente l’esperienza di visita.

In mostra alcune opere di straordinario interesse storico e archeologico: dalla Tabula Claudiana, su cui è impresso il famoso discorso tenuto da Claudio in Senato nel 48 d.C. sull’apertura ai notabili galli del consesso senatorio, al prezioso cameo con ritratto di Claudio Imperatore dal Kunsthistorisches Museum, fino al piccolo ma suggestivo ritratto in bronzo dorato di Agrippina Minore, proveniente da Alba Fucens e concesso in prestito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo, che testimonia l’interesse di Claudio per il territorio dell’allora Regio IV, dove realizzò l’impresa del Fucino. Una delle novità della mostra è l’esposizione, per la prima volta, del ritratto di Germanico della Fondazione Sorgente Group, opera importante che celebra il giovane e amato principe colpito da un destino avverso. 

La mostra allestita al Museo dell’Ara Pacis vanta importanti prestiti internazionali (Musée du Louvre, Lugdunum Musée et Théâtres Romains, Musée des Beaux-Arts di Lione, Musei Vaticani, Ecole nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, Kunsthistorisches Museum di Vienna, The British Museum, Colchester & Ipswich Museums) e nazionali (Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Gallerie degli Uffizi di Firenze, Museo Nazionale Romano, Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo, Museo civico archeologico ‘Antonio di Nino’, Fondazione Sorgente Group e Galleria Vincent)  avvalendosi al contempo di opere provenienti  dal Sistema Musei Civici (Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Antiquarium Celio, Museo della Civiltà Romana, Museo di Roma) in qualche caso restaurate o riesposte per l’occasi

Fino al 3 novembre 2019

Viaggi nell’antica Roma, torna il progetto multimediale per rivivere

la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto

Dal 17 aprile al 3 novembre, ogni sera due straordinari ed innovativi spettacoli multimediali

a cura di Piero Angela e Paco Lanciano disponibili in 8 lingue

 

 

Roma, 04 aprile 2019 – Dopo i successi degli scorsi anni torna, dal 17 aprile al 3 novembre 2019, lo straordinario progetto Viaggi nell’antica Roma che, attraverso due appassionanti ed innovativi spettacoli multimediali, racconta e fa rivivere la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto.

 

I due spettacoli, che utilizzano tecnologie all’avanguardia, vedono l’ideazione e la cura di Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina. Sono promossi da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotti da Zètema Progetto Cultura.

 

Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie e accompagnati dalla voce di Piero Angela e dalla visione di magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono i due luoghi così come si presentavano nell’antica Roma, gli spettatori potranno godere di una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico.

I due spettacoli possono essere ascoltati in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese).

 

Le modalità di fruizione dei due spettacoli sono differenti. Per il “Foro di Augusto” sono previste tre repliche ogni sera (durata 40 minuti) mentre per il “Foro di Cesare” è possibile accedervi ogni 20 minuti secondo il calendario pubblicato (percorso itinerante in quattro tappe, per la durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento).

 

FORO DI CESARE

Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. Si accede dalla scala situata accanto alla Colonna Traiana e si attraversa poi il Foro di Traiano su una passerella realizzata appositamente. Attraverso la galleria sotterranea dei Fori Imperiali si raggiunge poi il Foro di Cesare e si prosegue così fino alla Curia Romana.

Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dallastoria degli scavi realizzati tra il 1924 e il 1932 per la costruzione dell’allora Via dell’Impero (oggi Via dei Fori Imperiali), quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai fu mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. Quindi si entra nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la sua vittoria su Pompeo e si può rivivere l’emozione della vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappaiono le taberne del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di unnummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti. Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare fece espropriare e demolire un intero quartiere per una spesa complessiva di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio tuttora esistente e che attraverso una ricostruzione virtuale è possibile rivedere come appariva all’epoca.

In quegli anni, mentre la potenza di Roma cresceva a dismisura, il Senato si era molto indebolito e fu proprio in questa situazione di crisi interna che Cesare riuscì a ottenere poteri eccezionali e perpetui. Grazie al racconto di Piero Angela si potrà conoscere più da vicino quest’uomo intelligente e ambizioso, idolatrato da alcuni, odiato e temuto da altri.

 

FORO DI AUGUSTO

Il racconto del Foro di Augusto, al quale gli spettatori assistono seduti su tribune allestite su Via Alessandrina, parte dai marmi ancora visibili nel Foro. Attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperialeè stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’odierno Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. Queste conquiste portarono all’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade.

Dopo Augusto, del resto, altri imperatori come Nerva e Traiano lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento.